«Balloons» da sballo, l’allerta del Sert: «Rischi elevati e dipendenza»

A Brescia li chiamano «balloons», altrove «galaxy gas». Sono palloncini gonfiati con protossido d’azoto e poi inalati, una boccata alla volta, per provare lo sballo. Su TikTok i video che mostrano l’uso di questa sostanza si moltiplicano, alimentando una moda partita dagli Stati Uniti. Alcuni rapper la citano nei testi delle loro canzoni. In Paesi come Regno Unito e Francia le autorità hanno già introdotto restrizioni per limitarne la diffusione. E da alcuni anni anche il Centro europeo per il monitoraggio delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda) ha lanciato l’allarme.
Il gas
«Al Sert ne sentiamo parlare da 7-8 mesi – racconta Luca Gheda, psichiatra responsabile del Servizio Tossicodipendenze dell’Asst Spedali Civili –. A riferire di farne uso sono ragazzi tra i 17 e i 21 anni, che già abusano di alcol e cannabinoidi. Parlano di un fenomeno diffuso in città, nell’hinterland e sul Garda». Un trend a basso costo documentato dai ritrovamenti di bombolette nei parchi nei parchi della vicina Bergamasca. E, nei giorni scorsi, anche a Poncarale.

Il protossido d’azoto (N2O) con cui vengono riempiti i palloncini è «un gas che anni fa veniva usato perlopiù in ambito odontoiatrico come anestetico e analgesico – spiega Gheda – e, in tempi più recenti, anche dall’industria alimentare per caricare il sifone della panna montata. I giovani lo acquistano attraverso Instagram, in bombolette da otto grammi, con gusti diversi e un aspetto accattivante. Riempiono un palloncino e lo svuotano lentamente durante la serata. L’effetto di una boccata dura dieci-quindici minuti, rendendone frequente l’uso ripetuto. Provoca euforia, intorpidimento, distacco dalla realtà».
Campanelli d’allarme
I rischi legati all’inalazione del protossido d’azoto sono tutt’altro che trascurabili. «Il gas – spiega Gheda – viene erogato a una temperatura di -40 gradi e può provocare ustioni da freddo, generando quella che chiamiamo “faccia da clown”, per le lesioni che si formano attorno alla bocca». Un segnale visibile, che insieme ad altri sintomi può rappresentare un campanello d’allarme per le famiglie: tosse persistente, parestesie (alterazioni della sensibilità, soprattutto alle mani), disturbi dell’equilibrio e la presenza in casa di palloncini sono indicatori da non ignorare.
Anche gli effetti a breve termine possono essere gravi: «L’inalazione – prosegue – può causare insufficienza respiratoria, ipossia (carenza di ossigeno nei tessuti), aritmie e persino infarti». Ancora più insidiosi i danni nel lungo periodo: l’uso continuativo può provocare una carenza significativa di vitamina B12, fondamentale per la salute del sistema nervoso e in particolare per la sintesi e il mantenimento della guaina mielinica, lo strato che protegge i neuroni. «Tra le conseguenze croniche – precisa – ci sono forme anche gravi di neuropatia».
Il protossido d’azoto, inoltre, può generare dipendenza. «Abbiamo seguito il caso di un ragazzo che l’ha provato per la prima volta a una festa – racconta lo psichiatra – e oggi sente il bisogno di inalare anche quando va a sciare». Di fronte a un fenomeno in crescita, che unisce facilità di reperimento, basso costo e percezione di scarsa pericolosità, gli esperti invitano a non abbassare la guardia: «Servono informazione – conclude Gheda – e attenzione. Perché dietro questi palloncini apparentemente innocui si nasconde un rischio concreto per la salute fisica e mentale dei nostri ragazzi».
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