Salute e benessere

Quanto sono pericolose le apnee notturne: cause e rimedi

La dottoressa Ranieri del Sant’Anna: «Sono sottodiagnosticate. Il trattamento protegge la salute perché c’è una correlazione tra questa patologia e il decadimento cognitivo»
Le apnee possono essere associate a insonnia e stanchezza, ma anche essere asintomatiche
Le apnee possono essere associate a insonnia e stanchezza, ma anche essere asintomatiche

Ci si addormenta, ma il corpo e la mente non riposano davvero. Durante la notte il respiro si interrompe all’improvviso e l’organismo ne risente, spesso senza che chi ne soffre se ne accorga. Sono le apnee ostruttive del sonno, una patologia frequente e ancora sottodiagnosticata.

Abbiamo affrontato il tema con la dottoressa Piera Ranieri, responsabile dell’ambulatorio di Pneumologia e Disturbi Respiratori del Sonno dell’Istituto clinico Sant’Anna di Brescia.

Piera Ranieri, responsabile dell’ambulatorio di Pneumologia e Disturbi Respiratori del Sonno del Sant’Anna
Piera Ranieri, responsabile dell’ambulatorio di Pneumologia e Disturbi Respiratori del Sonno del Sant’Anna

Dottoressa Ranieri, cosa si intende per apnee ostruttive del sonno?

Le apnee ostruttive del sonno sono episodi ricorrenti di ostruzione completa o parziale delle alte vie respiratorie durante il riposo, che interrompono o riducono il flusso d’aria e rendono il sonno frammentato e non ristoratore. Una condizione spesso sottovalutata, ma che può avere gravi conseguenze rilevanti sulla salute.

Perché sono pericolose?

Sono pericolose perché impediscono una corretta ossigenazione nel sangue, provocando una condizione di ipossiemia arteriosa intermittente ricorrente. Ed è proprio questa alternanza di bruschi cali e riprese dell’ossigenazione ad essere particolarmente dannosa per organi e tessuti, più dell’ipossiemia costante, perché sottopone l’organismo a uno stress ripetuto senza consentire lo sviluppo di reali meccanismi di adattamento.

Chi ne soffre se ne rende conto?

In genere il paziente giunge alla nostra attenzione perché chi dorme con lui o con lei rileva la presenza di russamento cronico e rumoroso interrotto da interruzioni del respiro durante sonno. Purtroppo, però, non sempre il paziente è sintomatico ed è anche per questo che frequentemente la malattia è sottodiagnosticata. Solo in circa un quarto dei casi il sintomo principale è rappresentato dalla sonnolenza diurna. In un altro quarto prevale l’insonnia, legata ai continui risvegli; in un ulteriore quarto si presentano entrambe, insonnia e sonnolenza. Nel restante quarto, invece, il paziente è asintomatico e non presenta apparenti sintomi significativi. Ed è proprio questa assenza di segnali chiari a rendere questa patologia difficile da identificare.

Quali possono essere le cause?

Le cause possono essere diverse. Esistono dei fattori predisponenti anatomici e funzionali, come ad esempio vie aeree più piccole o facilmente collassabili, oppure particolari conformazioni del massiccio facciale, soprattutto del mento, che possono favorire l’ostruzione delle vie respiratorie durante il sonno. Altra condizione frequentemente associata alla presenza di apnee ostruttive del sonno è l’obesità.

Quale impatto hanno sulla salute e sulla qualità della vita?

Hanno un impatto considerevole. Non compromettono solo la qualità del sonno, ma possono influire sulla salute generale e sulla sicurezza quotidiana, aumentando per esempio il rischio di incidenti sul lavoro o alla guida (soprattutto se presente sonnolenza). È una condizione che, se non riconosciuta e trattata, può pesare molto sulla vita di chi ne soffre ed associarsi ad aumentato rischio di sviluppare malattie cardiache e cerebrovascolari.

Respirare male nel sonno ha diversi effetti negativi
Respirare male nel sonno ha diversi effetti negativi

Qualche esempio?

In genere il paziente lamenta sonno non ristoratore, cefalea e stanchezza al risveglio, precoce comparsa di affaticamento durante la giornata, difficoltà di concentrazione e irritabilità. Di notte, invece, sono frequenti i risvegli con senso di soffocamento, il russamento e anche il bisogno di alzarsi più volte per urinare. Segnali che spesso vengono sottovalutati, ma che possono essere campanelli d’allarme importanti.

Come avviene la diagnosi?

La diagnosi si basa sull’esecuzione del monitoraggio cardiorespiratorio notturno domiciliare. Attraverso questo esame vengono registrati diversi parametri, tra cui il flusso aereo nasale e orale, la durata e il numero delle apnee, il livello di desaturazione dell’ossigeno, i movimenti del torace e dell’addome e la frequenza cardiaca. Dall’analisi di questi dati emerge l’indice di apnea/ipopnea (Ahi), che consente di definire la gravità del quadro. È il punto di partenza per impostare il trattamento adeguato e personalizzato alle esigenze del paziente, che deve tenere conto non solo del numero di apnee, ma anche dell’entità delle carenza di ossigeno, dei sintomi diurni e notturni e di eventuali patologie concomitanti.

Come viene definito il trattamento?

La valutazione deve essere multidisciplinare. Il primo passo è intervenire sullo stile di vita, con alimentazione corretta, attività fisica e, quando necessario, riduzione del peso, che può avere un impatto importante. In alcuni pazienti si può valutare un approccio chirurgico otorinolaringoiatrico. In casi selezionati, con l’odontoiatra, si può ricorrere a dispositivi che favoriscono l’avanzamento della mandibola. Il gold standard del trattamento di tale patologia è rappresentato dalla terapia ventilatoria notturna a pressione positiva (Cpap) mediante il posizionamento di una maschera sul viso (nasale o oro-nasale) collegata al dispositivo. Nella stragrande maggior parte dei casi questo trattamento è in grado di prevenire il collasso delle vie aeree e controlla in modo efficace e completo la sintomatologia. Al fine di favorire fin dalle prime fasi di utilizzo della Cpap, un uso consapevole, accettato e duraturo del dispositivo, è indispensabile rivolgersi a Centri specializzati con personale esperto e qualificato nella diagnosi e trattamento di tale patologia.

La malattia è più frequente tra uomini o donne? E in quali fasce d’età?

È più frequente negli uomini, ma dopo la menopausa questa differenza tende ad azzerarsi. Può manifestarsi a ogni età. In età pediatrica la prevalenza è stimata tra il 2 e il 7%. Può comparire anche in gravidanza e aumenta nell’anziano. In quest’ultima fascia di età, diagnosticarla e trattarla è fondamentale non solo per migliorare il sonno e la qualità della vita del paziente, ma anche per proteggere la salute nel medio-lungo termine. Le apnee ostruttive del sonno, infatti, rappresentano un importante fattore di rischio di numerose patologie croniche. In particolare, esiste una stretta correlazione tra la patologia delle apnee del sonno e lo sviluppo di decadimento cognitivo, soprattutto legato alla frammentazione del sonno e all’ipossiemia intermittente che interferiscono con quei fisiologici processi di «pulizia» che il cervello svolge durante la notte, per eliminare sostanze di scarto. Intervenire tempestivamente con una appropriata diagnosi e l’impostazione di un adeguato trattamento senza dubbio determina un miglioramento rapido della salute e della qualità della vita del paziente, nonché delle prestazioni cognitive complessive.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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