Salute e benessere

A Brescia i celiaci sono 6.300: quasi 900 in più in quattro anni

In occasione della Settimana dedicata a questa malattia, oggi nelle mense delle scuole primarie bresciane verranno serviti cinquemila pasti senza glutine
Nella provincia di Brescia i celiaci nella nostra provincia sono per il 70% donne
Nella provincia di Brescia i celiaci nella nostra provincia sono per il 70% donne

Non è una moda alimentare, non va confusa con l’allergia al grano, non è una dieta dimagrante e non è una condizione temporanea. La celiachia è una malattia infiammatoria dell’intestino causata dal glutine in soggetti geneticamente predisposti la cui unica medicina è la dieta priva, appunto, di glutine.

Nel Bresciano, Valcamonica esclusa, stando all’ultimo dato disponibile dell’Ats Brescia relativo al 2022 ne soffrono 6.258 persone (per quasi il 70% donne) con un’età media di 38,5 anni, contro le 5.605 del 2019 e le 5.371 del 2018. Numeri che testimoniano una crescita: in 4 anni ci sono state quasi 900 nuove diagnosi. A livello nazionale questa è la Settimana dedicata alla celiachia. Un’occasione per diffondere la conoscenza della malattia, sfatare alcune fake news come quella secondo la quale la dieta senza glutine faccia dimagrire e fare in modo che tutti siano in grado di accogliere i celiaci a una festa di compleanno, a una merenda o a una cena.

Risotto e polpette

Brescia, come l’anno scorso, aderisce alle iniziative di sensibilizzazione promosse dall’Associazione italiana celiachia (Aic): grazie all’Assessorato guidato da Anna Frattini, oggi nelle mense delle scuole primarie verranno serviti cinquemila pasti senza glutine. Per un giorno, quindi, non ci saranno differenze: tutti i bambini (celiaci e non) mangeranno lo stesso risotto allo zafferano, polpette di vitello, zucchine trifolare, crackers e dolce creando così un momento di condivisione utile a dimostrare che, come spiegano dall’Aic, «la celiachia è solo una delle tante diversità, che non solo un limite».

L’esperta

Entrando nel merito della questione Stefania Piccirelli dell’Unità operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva (diretta da Paola Cesaro) della Fondazione Poliambulanza definisce la celiachia «un disordine immunologico indotto dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti e caratterizzato da un danno all’intestino tenue». Un danno che si manifesta con «infiammazione della mucosa e atrofia dei villi».

I sintomi sono svariati: «Un tempo la celiachia veniva associata perlopiù alla diarrea cronica, in realtà può provocare anche gonfiore, epigastralgia, stitichezza, carenza di ferro e vitamina B e alterazione delle transaminasi». In ragione di un sospetto vengono prescritti «l’esame del sangue e la gastroscopia. In casi selezionati può essere necessario eseguire un test genetico per escludere o confermare la malattia».

La diagnosi precoce è fondamentale: i danni ai quali si può andare incontro concernono «il mancato assorbimento di micronutrimenti essenziali per il corretto funzionamento dell’organismo. Possono insorgere problemi alle ossa e complicanze come tumori all’intestino tenue». L’unica terapia è la dieta, la dottoressa aggiunge che «altri approcci terapeutici sono riservati ai pazienti che non rispondono alla dieta e presentano un danno intestinale permanente». Il monitoraggio è fondamentale. Negli ultimi vent’anni «nella pratica clinica è cambiato poco, ma – aggiunge – sono in corso degli studi su molecole che potrebbero bloccare la risposta immunitaria anomala e impedire che il contatto con il glutine generi un danno».

Il pasticciere

La percezione della malattia e la sensibilità sono migliorate. Ora, anche nel Bresciano, per i celiaci è più facile trovare alimenti e piatti buoni e sicuri: si sono diffusi negozi e pasticcerie gluten-free e alcune pizzerie propongono l’alternativa per celiaci (cotta in forno ad hoc). Fabio Nazzari, pasticciere celiaco di Iseo, tiene corsi in Italia e all’estero per insegnare ai professionisti, ma anche alla gente comune, come preparare dolci e lievitati salati, senza glutine. «Quando, 12 anni fa, ho scoperto la mia malattia il cibo a disposizione era impresentabile – racconta –. Nel tempo sono stati fatti tantissimi passi avanti: se in brioche e panettoni la differenza nel gusto si sente ancora, non è così con le torte da forno, la sacher e la pasticceria mignon».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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