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La sfida di Thimus, che vuole fare le neuromappe del gusto


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9 giu 2019, 08:30
A San Francisco, foto-cartolina per Mario Ubiali (a sinistra) e Andrea Bariselli - © www.giornaledibrescia.it

A San Francisco, foto-cartolina per Mario Ubiali (a sinistra) e Andrea Bariselli - © www.giornaledibrescia.it

Ma guarda te questi di Thimus... Diciamo pure che fino a qualche tempo fa venivano guardati con qualche sufficienza, non parliamo di sei-sette anni fa quando rasentavano l’eccentricità, il sogno contro cui andare a sbattere avendo come unica attenuante il fatto d’essere ragazzi o poco più. E invece, guarda te...

E invece, per l’appunto, guardateli qui, sullo sfondo del Golden Bridge. Molta cartolina e probabilmente un bel po’ di sostanza. Loro sono Andrea Bariselli e Mario Ubiali, il primo psicologo, il secondo con alle spalle esperienze d’impresa. La Thimus è roba loro. L’hanno fondata, poi cresciuta pian piano, ostinati come eroi greci, convinti che la scienza, la neuroscienza, potesse trovare nelle nuove tecnologie che oggi imperano un qualche punto d’unione portando il tutto dentro quell’ampia area che oggi chiamiamo neuromarketing. Ovvero e in sintesi strabiliante: come capire le scelte del consumatore?

Ecco, Thimus lavora in questo ambito. Naturalmente c’è mezzo mondo che ci lavora su, un sacco di gente è alla caccia della chiave che porta dal cervello dell’umano al suo portafoglio. Capire cosa fa propendere un consumatore verso un prodotto piuttosto che un altro voi capite che è roba grossa. In particolare, Bariselli e Ubiali stanno costruendo un sistema che porta a realizzare un nuovo tipo di ricerca di mercato.

Oggi - classicamente - quando un’azienda vuol verificare presso i consumatori il gradimento di un suo nuovo prodotto cosa fa? Fa una ricerca di mercato, gli fa vedere la confezione, il colore, gli fa assaggiare la birra (per fare un esempio) o una nuova miscela di caffè, lo carica sulla nuova Bmw e lo fa sgommare un po’ e a fine corsa gli chiede: e allora, com’è andata? Cose così.

Naturalmente queste indagini di mercato sono un po’ lunghe, anche costose e poi sono un po’ generiche, generali. Una volta decisa la miscela del caffè o la quantità e il tipo di luppolo in una birra questa birra vale per tutto il mondo. Ma se, ad esempio, si volesse fare una birra particolare, chessò, per la Thailandia? Se una Casa Profumiera volesse capire e poi lanciare un profumo, per dire, nell’area del Sud Est asiatico, capire in tempi rapidi se alle ragazze di Singapore piace di più un certo profumo piuttosto che un altro che si fa? Ecco: potrebbe rivolgersi alla Thimus.

Capisco che è quasi difficile da crederci, ma è un po’ così, perlomeno questa è la direzione. Ovviamente servono i dati, i software di analisi, servono strumenti per misurare gli elettroencefalogrammi di tanta gente mentre assaggia un caffè, beve una birra, degusta uno yogurt, si spruzza un profumo, guida un’auto. Ecco, diciamo che Thimus vorrebbe dare alle aziende una ricerca di mercato rapida, più rapida del dover intervistare mille o due mila potenziali consumatori.

Questa è un po’ la sostanza del mestiere della Thimus che mette insieme neuroscienza e big data. E punta a ricavarne algoritmi, ovvero formule pronte all’uso. Preparano mappe del gusto (per restare al food) oppure mappe della profumazione. Bariselli e Ubiali sono una sorta di neuro-cartografi.

Roba di un certo fascino. E il fatturato? Ma è anche roba che rende, che fa fatturato e margini? Diciamo che un po’ di fatturato c’è. In Thimus ci lavorano in una decina e la società è praticamente nel bel mezzo di una sorta di sconvolgimento. Bariselli e Ubiali sono reduci da un tour negli Stati Uniti, da Est a Ovest, San Francisco e New York . A Frisco hanno aperto la Thimus Usa che incorpora Thimus Italia e agli investitori americani hanno presentato quel che sin qui hanno fatto. Il Wall Street Journal - nientemeno - ha inserito Thimus fra le 10 start up più promettenti. Volete il parere di uno che ci capisce poco in queste cose? Ne sentiremo parlare...

 

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