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OGGI, IL FUTURO

Dattoli, Talent Garden e l'Isola (del foodtech) che adesso c'è


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18 nov 2019, 12:21
Talent Garden: il video di presentazione della sede di Isola

Il giovane Dattoli continua ad esser giovane. Oggi ha 29 anni, nel 2011 fondò a Brescia quella che poi si rivelò esser la prima sede di Talent Garden che, in questi anni, è diventato il primo network europeo di aggregazione per professionisti digitali. Certo, qualche anno in più l’ha. Ma enormemente giovane resta soprattutto per i nostri standard.

All’Isola di Milano, al pianterreno della nuova sede della Regione Lombardia, Talent Garden ha aperto la terza sede milanese. È un Talent «verticale» - il primo con queste caratteristiche - ovvero specialistico, nella fattispecie riservato al foodtech: 2mila mq per le aziende e i professionisti che si occupano di agroalimentare (produzione, tecnologie, distribuzione, nuovi prodotti) il tutto ovviamente in chiave digitale.

Partiamo da qui. Come sta andando l’Isola, che risposte avete avuto, come sta andando l’esperimento? «Direi bene, anzi molto bene, oltre le aspettative. Lorenzo Maternini (il vicepresidente e cofondatore di Talent Garden) ha lavorato molto bene. Siamo contenti, le aziende sono soddisfatte. Noi siamo sostenitori del far convivere esperienze diverse. Ma devo dire che qui, il fatto di avere esperienze diverse ma tutte dentro un unico settore sta rendendo le cose ancora più interessanti». Leggo di alcune grandi aziende che qui hanno un corner o che comunque sostengono il Talent dell’Isola. C’è qualche spazio per i piccoli? «Dipende da loro, ma questa è la nostra sfida: arrivare alle piccole e medie imprese. Bisogna che si sveglino, che capiscano quel che devono fare. Noi possiamo dar loro una mano. Bisogna che imparino da quel che i grandi stanno facendo».

Perchè, che cosa stanno facendo i grandi di particolare in questo momento? «Beh, posso dire quello che alcuni gruppi stanno facendo all’Isola. La Barilla, per dire, mette a disposizione i propri impianti se qualche società del Talent Isola ne avesse necessità. Barilla, per fare un esempio, sta qui, vede, annusa, capisce le potenzialità (o meno) di una cosa. E se serve qualche sperimentazione loro ci stanno, aprono lo stabilimento. Vale per nuovi prodotti, per nuovi modelli distributivi, per nuove modalità di marketing. C’è qualche piccola-media azienda dell’agroalimentare interessata a capire quel che si fa all’Isola? Ci contatti! Però bisogna uscire dal guscio...».

Talent Garden: ecco com'è Isola

A proposito di uscire dal guscio. In giro per il mondo cosa c’è di nuovo? «Un mondo di cose. Resto impressionato dalla Cina e dai suoi programmi a medio e lungo termine. È già, e sempre più sarà, numero uno nella Intelligenza Artificiale che è come dire che comanderà il mondo. Sono stato poi recentemente in Francia e ho visto un dinamismo notevole e questo sta attirando capitali importanti. Anche in Spagna (dove apriremo a Barcellona il nostro secondo Talent) avverto dinamismo. Adesso mi chiederai: e l’Italia?

Bravo: e l’Italia come la leggi? Che idea ti sei fatto in questi anni, magari anche in questi mesi? «È da quasi vent’anni che siamo fermi. Dopo la bolla del Duemila siamo ko; dopo la crisi del 2008-2009 siamo quasi in coma. Guarda i dati dei giovani che se ne vanno. Non dico cose particolarmente nuove: siamo un Paese che investe poco sui giovani e sulle cose nuove. Non è solo colpa del Governo. Anche. Ma lo è anche delle famiglie. Trentamila avvocati l’anno e le aziende italiane in questo momento hanno aperto 350mila posizioni digitali a diverso titolo e livello: più di metà non le trovano. Parliamo tanto di pensioni e poco d’altro...».

Al lavoro in una delle sedi di Talent Garden - © www.giornaledibrescia.it

Meno ai padri e più ai figli. Il Dattoli che non t’aspetti, direi. «Non so cosa ti aspettavi. Sì, meno ai padri e più ai figli perchè, ed è l’altro aspetto della situazione che mi fa arrabbiare, sono le potenzialità che qui abbiamo e che non riusciamo a utilizzare. Io sono all’estero tre settimane al mese, ma con Lorenzo Maternini stiamo sondando alcune città del Sud per aprire una nostra sede. I ritorni sono straordinari. Ci eravamo dimenticati di quanto Sud intelligente e preparato ci fosse. L’Università di Cosenza, per dire, ha energie e intelligenze importanti. E così vale per la Federico II di Napoli. Insomma: andremo al Sud e vorremmo essere uno dei motivi per convincere qualcuno a restare in Italia».

Un discreto tasso di presunzione, direi. «No. Direi un discreto tasso di fiducia in quello che stiamo facendo, nei risultati che stiamo ottenendo. Sai quanti giovani e meno giovani hanno frequentato i nostri corsi di formazione? Quest’anno siamo a mille. Il doppio dello scorso anno. Sono corsi di formazione pesanti in termini di impegno, anche economico: 12 settimane full time a 7mila euro. Risultati stellari: il 98% ha trovato lavoro prima di finire il corso. Sono le aziende che li cercano, che sono alla caccia di personale qualificato».

Uno dei campus di Talent Garden (archivio) - © www.giornaledibrescia.it

È sempre una questione di testa, di formazione... «Esatto. Ma, anche, di sistema, di un posto dove chi ha interessi simili si può trovare. A Firenze nel Cinquecento si sono trovati in tanti, non tutti erano geni, ma quell’ambiente stimolava a tirar fuori energie. È stato il nostro Rinascimento. E in fondo è quel che è capitato in Silicon Valley: una calamita per gente che studia e ragiona attorno alle nuove tecnologie. Prima qualche pioniere e poi, via via, gente che arriva, l’ambiente cresce e si autoalimenta creando sempre più opportunità. I nostri Talent questo vorrebbero essere: una rete diffusa - un ecosistema, diremmo oggi - abitata da gente che ragiona e studia e sperimenta attorno al digitale. È una cosa che funziona, è una cosa di cui l’Italia ha un disperato bisogno come attestano le molte richieste delle aziende che non trovano personale all’altezza. Sveglia Italia».

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