Il quadro della qualità della vita nei grandi comuni bresciani restituisce l’immagine di un territorio dinamico, ma eterogeneo, dove l’equilibrio tra economia, ambiente e sicurezza ridefinisce le gerarchie geografiche. A guidare la classifica generale non è la città, bensì Palazzolo sull’Oglio.
Questo e altro nella tredicesima edizione della Qualità della vita che sarà gratis in edicola con il Giornale di Brescia oggi, giovedì 29 ottobre. Sempre in giornata è previsto l’evento di presentazione della nuova edizione della ricerca: l’appuntamento è alle 17.30 al Museo diocesano. Diretta streaming sul sito del GdB.
Questo risultato premia una straordinaria costanza su tutti i macro-indicatori: Palazzolo eccelle nei servizi e nel tessuto economico, mantenendo ottimi standard di vivibilità. Brescia si posiziona al secondo posto. La città traina la provincia per occupazione femminile, dinamismo aziendale e offerta nel tempo libero, ma sconta i limiti dei grandi centri urbani.
Registra infatti criticità sulla sicurezza per reati denunciati e sulla pressione ambientale, legata alla concentrazione di PM10. Subito dietro si piazzano Rovato (13.991) e Lumezzane (13.868). Se Rovato beneficia di una forte spinta demografica e commerciale, Lumezzane rappresenta il caso d’eccellenza per sostenibilità e sicurezza, registrando i livelli più bassi di inquinamento e criminalità dell’intera provincia, compensando così un saldo delle imprese meno brillante. Nella fascia media si attestano centri rilevanti come Montichiari, Lonato e Desenzano del Garda.

Quest’ultima, pur vantando il reddito medio più elevato del lotto, risente di una pressione antropica che influisce negativamente sulla sicurezza e sul consumo di suolo. Fanalini di coda risultano Ghedi e Gussago. Quest’ultimo, nonostante ottimi indicatori sul tenore di vita e una bassa quota di contribuenti svantaggiati, viene penalizzato da una dotazione di servizi e impianti sportivi inferiore alla media. La qualità della vita nel bresciano non dipende dalla sola ricchezza economica, ma dalla capacità delle amministrazioni di convertire lo sviluppo in welfare, tutela ambientale e coesione sociale.




