«Lumezzane unica al mondo: alla Casa Bianca usano le nostre posate»

La Qualità della vita ha ripreso il suo cammino: una presenza che in questo 2026 sarà più corposa che in passato. Ma è ancora presto per svelare le tante, tantissime novità che metteremo in campo. Intanto abbiamo iniziato un viaggio tra i Comuni bresciani, per commentare i dati emersi dalla nostra ricerca ma non solo.
L’origine del nome deriverebbe da luce sana, a certificare una terra benevolmente baciata dal sole. Una terra «unica nel mondo» se chiedete a chi ci vive. Ed anche facendo la tara all’orgoglio campanilistico, va detto che per una volta non c’è eccesso di enfasi: Lumezzane è davvero una terra unica nel mondo. «Se una cosa non la trovi da nessuna parte, vai a Lumezzane», così racconta la mitologia locale. Del resto negli spumeggianti anni Ottanta la Val Gobbia era diventata la Valle dell’oro finendo ai vertici delle classifiche dei redditi pro capite più alti d’Europa. Ma com’è stato possibile questo miracolo economico in una terra che sulla carta appare isolata e aspra, incastonata tra montagne certo affascinanti ma non il massimo per chi vuole commerciare con il mondo?
Ma la realtà è andata ogni più rosea immaginazione. E allora eccola la città/officina che nasce dalla casa/officina. Le abitazioni e i capannoni (e anche le chiese) sono praticamente un tutt’uno; una conformazione urbanistica dove si perdono i confini lavoro/famiglia/ tempo libero (se ce n’è). Solo qui poteva nascere il Villaggio Gnutti (inaugurato nel suo primo nucleo nel 1940) che i figli dedicarono alla memoria del padre Serafino; c’erano ovviamente le case per le famiglie dei dipendenti, ma anche la scuola, l’asilo infantile, un ospedale, una casa di riposo, una chiesa e il cimitero. Insomma, imprenditori che pensavano ai loro dipendenti anche fuori dai confini della fabbrica.
Tutto questo è stato riassunto in un docufilm «Come tessere di un mosaico. Lumezzane: un distretto industriale unico al mondo» (repetita iuvant), appunto un viaggio nella storia imprenditoriale lumezzanese. Nelle prime immagini si vedono le pagine che Forbes, in anni recenti, ha dedicato alla cittadina.
Impegno
L’incontro con il sindaco Josehf Facchini inizia proprio guardando parte del video (che dura circa 40 minuti), «non c’è nessuno come noi» ribadisce qualora il messaggio non fosse chiaro. E per colpire definitivamente nel segno aggiunge: «Alla Casa Bianca usano le posate di Lumezzane, e solo per fare un esempio».
Alziamo bandiera bianca e non possiamo quindi che chiedere: qual è il segreto? «La gente di Lumezzane ha nel dna un misto di voglia di fare, vocazione al sacrificio, determinazione e voglia di fare. E questo ovviamente solo per parlare dell’ambito lavorativo». Che però da queste parti non è scindibile da altri ambiti della vita. E torniamo alle casa/officina, con tutta la famiglia impegnata nel ciclo produttivo; oggi certo le cose sono un po’ cambiate rispetto ai ruggenti anni passati, ma non dal punto di vista filosofico della mentalità. Intendiamoci, i numeri sono ancora clamorosi: ogni giorno nei confini lumezzanesi lavorano oltre 8mila persone; le partite Iva sono circa 2mila.

Il sindaco Facchini ha indossato per la seconda volta la fascia tricolore interrompendo una maledizione (se così possiamo dire) che incombeva sui suoi predecessori, dal dopoguerra nessuno è mai riuscito ad essere rieletto per un secondo mandato. Tranne appunto lui, facile immaginare che questo dipenda anche da una particolare dedizione al ruolo. Lei è quindi sindaco a tempo pieno? «Sono a tempo pieno, ma con una specifica – spiega –. La mattina ho mantenuto il mio lavoro in banca, nel primo pomeriggio stacco, mangio e poi arrivo in municipio dove rimango fino a quando c’è bisogno; la sera quasi sempre ho incontri con realtà del territorio. Ovviamente non mi fermo il sabato e la domenica. Sono quindi sindaco a tempo pieno in senso lumezzanese».
Torniamo a una concezione del lavoro che ha pochi eguali, «da queste parti le otto ore sono quasi considerate un part time» aggiunge con un sorriso. Tutta l’attività pubblica è puntualmente documentata sui social. La pagina Facebook del sindaco può contare su oltre 19mila follower, se pensiamo che gli abitanti di Lumezzane sono circa 22mila i conti sono presto fatti: praticamente tutti seguono le gesta pubbliche di Facchini.
Sul fronte popolazione il sindaco fa una specifica a cui tiene molto: «Se guardiamo al passato – sottolinea – per circa 15 anni la nostra città ha sempre perso residenti, poi dal 2022 l’inversione di tendenza. Così anche lo scorso anno: la crescita dei cittadini ha segnato un più 140 con le famiglie cresciute di 93.
I numeri
Ma attenzione, per capire la straordinaria forza di questa terra, quella che oggi si chiama resilienza non ci si deve fermare alla disciplina del lavoro, sarebbe limitare il campo di analisi. «Il collante della nostra comunità è la solidarietà: gli imprenditori sentono l’alto dovere di restituire al territorio quanto hanno ricevuto e ricevono dalla loro attività; ma è così per tutti, un numero: le associazioni sono 120.
Già i numeri, a Lumezzane con i numeri non si scherza. Un esempio? Fronte religioso, ora c’è l’unità pastorale, ma le parrocchie nella mente dei lumezzanesi restano sette (almeno 19 le frazioni sul fronte civico), «non vorrei sbagliare – mette le mani avanti il sindaco –, ma i patroni sono ventidue, e tutti e ventidue vengono festeggiati».
Facchini è un fiume in piena: «La stagione del nostro teatro è sempre da tutto esaurito; la rassegna «Vers e ùs» è arrivata ad un cartellone da 23 spettacoli; e poi c’è la Lumeteca, la Torre della favole». Poi ovviamente le montagne, l’ambiente («abbiamo mappato dalle piante ai parchi»), il monte Conche, il monte San Bernardo (con l’Osservatorio Zani). Un investimento da 20 milioni sul fronte istruzione («lo scorso settembre abbiamo inaugurato 3 nuove scuole»). Il sogno dell’autostrada della Valtrompia che si sta finalmente per avverare, «ne sento parlare da quando sono bambino». La Mille Miglia che per la prima volta nella storia passerà da Lumezzane, «un sogno che si realizza». Per raccontare tutto non basterebbe un’edizione intera del Giornale di Brescia.
Ma prima di lasciarci dobbiamo chiedere una curiosità: quella «h» che precede la «f» nel nome. «È stato un errore all’anagrafe – spiega il sindaco –, poi ho preferito tenerlo così». Poteva sembrare una scelta, un nome da leggere con la tipica aspirata lumezzanese. Facchini ride, ma solo un secondo: «Abbiamo scoperto che in Val Müstair in Svizzera usano la nostra stessa fonetica, ci siamo gemellati». C’è da aggiungere altro?
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