A Brescia aumentano età e criticità, ma gli stanziamenti restano bassi

Molte Amministrazioni del bresciano destinano delle cifre insufficienti per venire incontro alla popolazione anziana
L'invecchiamento della popolazione impatta anche Brescia
L'invecchiamento della popolazione impatta anche Brescia
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Il paradosso demografico dell’Italia contemporanea si riflette con precisione chirurgica nei bilanci delle amministrazioni locali: mentre la piramide dell’età si rovescia e la popolazione over 65 cresce costantemente, le risorse destinate al welfare territoriale sembrano seguire una traiettoria opposta. Il Rapporto Istat sulla spesa dei Comuni per i servizi sociali, riferito all’anno 2022, scatta una fotografia impietosa di un sistema che fatica a tenere il passo con i bisogni di una società che invecchia.

A livello nazionale, la spesa dei Comuni per gli interventi destinati agli anziani ammonta a 1,3 miliardi di euro, al netto del Servizio Sanitario Nazionale. Sebbene la cifra possa apparire significativa, il confronto storico rivela una realtà preoccupante: rispetto al 2012, la spesa sociale per questa fascia è calata dell’1,9% in termini nominali. Ancora più netto è il calo del peso specifico di questa voce sul totale del welfare comunale, scesa dal 19,8% al 14,8% in un decennio. In termini pro capite, si è passati da una media di 107 euro annui nel 2012 ai miseri 93 euro del 2022.

A Brescia

In questo scenario, la provincia di Brescia – cuore pulsante del Nord-Ovest produttivo – presenta un quadro estremamente eterogeneo che sfida ogni tentativo di semplificazione statistica. L’analisi dei dati forniti dalla piattaforma Open Bilanci per i 205 Comuni bresciani rivela un panorama a macchia di leopardo, dove eccellenze puntuali si alternano a zone d’ombra preoccupanti. Il dato che balza agli occhi è la frammentazione: solo una novantina di Comuni bresciani supera la soglia della spesa media nazionale di 16,7 euro pro capite.

All’estremo opposto, troviamo ben 33 Comuni che, nel 2022, non hanno previsto alcuna spesa per gli interventi agli anziani, mentre un centinaio di centri non raggiunge nemmeno i 13 euro pro capite. È un segnale d’allarme per un territorio che, pur essendo tra i più ricchi d’Italia, sembra faticare nel tradurre la propria solidità economica in servizi di assistenza solidi.

Analizzando i singoli casi, emergono dinamiche differenti tra investimenti strutturali e spese correnti. Il Comune di Zone guida la classifica con una spesa pro capite di ben 2.443 euro, frutto però di un massiccio investimento di 2,5 milioni di euro (verosimilmente destinato a strutture). Al contrario, realtà come Sale Marasino (610 euro pro capite) e Sabbio Chiese (461 euro) mostrano una prevalenza di spese correnti, ovvero risorse destinate al funzionamento quotidiano dei servizi.

La città capoluogo, con i suoi 9,6 milioni di euro impegnati, sfiora la soglia dei 50 euro pro capite, dedicando la quasi totalità dei fondi alla gestione dei servizi e solo una minima parte (40 mila euro) agli investimenti. Oltre ai grandi centri, il welfare bresciano sopravvive grazie a una manciata di realtà virtuose: Sarezzo (245 euro pro capite), Valvestino (212 euro pro capite) e Orzivecchi (122 euro pro capite) rappresentano eccezioni in un contesto dove quasi una sessantina di comuni non arriva nemmeno alla soglia minima di 10 mila euro di spesa complessiva annua per la terza età.

Visione politica

La criticità non è solo economica, ma di visione politica. Il bilancio comunale non è un mero documento contabile, ma l’atto politico che definisce le priorità di una comunità. In un’epoca in cui la solitudine, il calo dei redditi da pensione e la necessità di supporto alla mobilità diventano emergenze quotidiane, la riduzione dei fondi per l’integrazione sociale e le strutture residenziali appare come una scelta rischiosa. Proteggere la fascia demografica più fragile non è solo un dovere etico, ma una necessità per garantire la tenuta del tessuto sociale. Senza un’inversione di tendenza nei bilanci locali, il rischio è che l’invecchiamento della popolazione si trasformi da conquista civile a emergenza ingestibile.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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