Cultura, ambiente e welfare guidano Capo di Ponte

Le scelte urbanistiche controcorrente hanno preservato l’ordine e la bellezza del territorio
Giuliana Mossoni
Il parco di Naquane - © www.giornaledibrescia.it
Il parco di Naquane - © www.giornaledibrescia.it

A Capo di Ponte la qualità della vita comincia da un vantaggio raro, ovvero un patrimonio storico-culturale conosciuto nel mondo, quello delle incisioni rupestri del sito Unesco 94, e da una comunità capace di tenere insieme servizi, volontariato, scuola e turismo.

Il nome di Capo di Ponte è legato ai parchi di Naquane, dei Massi di Cemmo e di Seradina-Bedolina dove viene raccontata la storia millenaria degli antichi camuni che incidendo sulle rocce hanno lasciato un segno indelebile nella storia. Il sito Unesco è la risorsa principale, ma anche una sfida gravosa, perché un patrimonio così grande non può vivere solo di visite episodiche, ma deve diventare esperienza, occasione di permanenza ed economia diffusa.

Va in questa direzione il progetto di riqualificazione dell’area dell’infopoint comunale e del Graffiti park, pensato come porta d’ingresso moderna al sistema dell’arte rupestre con nuovi percorsi, collegamenti con la stazione e la ciclovia, parcheggi, servizi e una galleria immersiva per accompagnare i visitatori dentro la storia. L’obiettivo è ambizioso: creare un centro visitatori all’altezza di un sito di valore internazionale, capace di parlare a scolaresche, famiglie, turisti culturali e camminatori, collegando le incisioni con le altre bellezze del paese, dalla pieve di San Siro al monastero di San Salvatore.

Ma la qualità della vita, a Capo di Ponte, non si misura solo nei flussi turistici. Si vede anche in ciò che il paese ha scelto di non diventare: un territorio appesantito da aree industriali, praticamente assenti nelle previsioni urbanistiche da decenni.

La sindaca Ida Bottanelli
La sindaca Ida Bottanelli

Questa impostazione ha conservato la bellezza e l’ordine in paese a iniziare dal Pitoti park, con decine di migliaia di metri quadrati di verde curato e accessibile, giochi d’acqua, aree per bambini e famiglie, che ne è un esempio concreto. La rete dei servizi è un altro punto di forza: in paese sono presenti tutti i cicli scolastici, dal nido alle superiori con il Cfp Marcolini, e poi due scuole dell’infanzia, una sezione primavera, mense interne, attività pomeridiane di aiuto compiti e altro. Lo stesso vale per gli anziani, che dispongono di un gruppo over 65, di incontri settimanali, un gruppo di cammino, minialloggi a canone calmierato per persone con basso reddito e, soprattutto, la casa di riposo, sostenuta da oltre cinquanta volontari.

A completare il quadro ci sono associazioni vive come la banda, la proloco, gli Amici di Pescarzo, il Gruppo Aragosta e le realtà sportive, che educano i giovani alla musica, al movimento e alla partecipazione. Accanto a loro crescono aziende agricole giovani, produzioni locali, sapori identitari come Silter, casoncelli e caicì, capaci di trasformare la tradizione in una piccola economia. Capo di Ponte ha dunque una potenzialità chiara: restare non solo il cuore archeologico della Vallecamonica, ma anche un modello di paese dove cultura, ambiente e welfare di comunità vanno a braccetto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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