Politica

Slopaganda, «la sbobba artificiale che serve per diventare virali»

Contenuti generati dall’intelligenza artificiale, a basso costo e in grandi quantità, per mobilitare la propria base, indignare gli avversari e conquistare l’attenzione degli algoritmi. Leonardo Bianchi spiega come funziona il fenomeno
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

Donald Trump e Roberto Vannacci hanno condiviso sui loro profili video e immagini fatti con l'AI
Donald Trump e Roberto Vannacci hanno condiviso sui loro profili video e immagini fatti con l'AI

Roberto Vannacci nelle vesti di un imperatore romano che condanna a morte i propri avversari politici è solo l’ultimo caso in cui un contenuto creato con l’intelligenza artificiale ha destato scalpore. Prima c’è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump con una serie di video controversi. In uno di questi la Striscia di Gaza era stata addirittura trasformata in una sorta di «Riviera del Medio Oriente», con hotel di lusso, grattacieli, una statua d'oro dello stesso Trump e scene di celebrità sulla spiaggia. 

Se abbiamo visto qualcosa del genere siamo incappati in un contenuto di slopaganda, «un termine che indica l'unione tra contenuti sintetici generati dall'intelligenza artificiale, tendenzialmente di bassa qualità ma prodotti in grande quantità, e la propaganda politica», precisa Leonardo Bianchi, giornalista e scrittore che si occupa di propaganda e di estrema destra. L’abbiamo intervistato.

Leonardo Bianchi
Leonardo Bianchi

Come nasce questo fenomeno? Possiamo datarlo?

È un fenomeno che si impone all'attenzione dell'opinione pubblica soprattutto durante la campagna elettorale presidenziale americana del 2024. Su X, ma anche su altre piattaforme, iniziano a comparire immagini generate con l'intelligenza artificiale in cui Trump, per esempio, salva gattini, papere e animali domestici dai migranti haitiani di Springfield. Servivano a visualizzare quella bufala razzista che aveva circolato durante la campagna elettorale (seconda la quale gli immigrati mangiano gli animali domestici, ndr). Questa comunicazione viene utilizzata anche da alcuni account ufficiali del Partito Repubblicano, che in quel momento diventa di fatto il partito della slopaganda, o della «sbobba artificiale». Slop, infatti, in inglese significa proprio «sbobba», «brodaglia». Accanto agli account ufficiali ci sono poi numerosi utenti che fanno spontaneamente propaganda per Trump. Producono, ad esempio, immagini in cui il presidente è circondato da giovani afroamericani o addirittura affiancato ad attivisti delle Pantere Nere: situazioni ovviamente irrealistiche, visto che Trump non è certo il migliore amico della comunità nera. In quel caso la propaganda serviva a dare l'impressione che Trump fosse molto popolare in quella fascia di elettorato.

Poi è arrivata anche in Europa… 

Sì, seguendo l'esempio del Partito Repubblicano e del movimento Maga viene adottata anche da partiti dell'estrema destra europea, in particolare dai tedeschi di Alternative für Deutschland. Lo scopo è duplice: mobilitare e galvanizzare la propria base elettorale e screditare gli avversari. Ecco come arriviamo anche al caso di «Robertus Vannaccius», dove vengono presi di mira i nemici politici del momento. Ma non è una novità assoluta: Trump, ad esempio, aveva pubblicato su Truth Social un video generato con l'AI in cui Barack Obama veniva arrestato nello Studio Ovale. In Germania, alcuni esponenti di Alternative für Deutschland avevano diffuso un video in cui l'allora ministro della Salute veniva arrestato per le responsabilità attribuitegli nella gestione dei lockdown e delle restrizioni durante la pandemia.

Gli obiettivi quali sono quindi?

Mobilitare la base, screditare gli avversari e dominare il ciclo delle notizie e l'agenda mediatica praticamente a costo zero. La grande differenza rispetto alla propaganda politica di pochi anni fa è proprio questa: oggi questi strumenti sono facilmente accessibili. Non servono più montatori, grafici o animatori; basta scrivere un prompt e il contenuto è pronto. Ed è così che, come è successo anche nel recente caso di Vannacci, si riesce a entrare nel ciclo delle notizie con estrema facilità e con costi praticamente nulli.

Ma esistono anche persone completamente esterne ai partiti che producono questi contenuti perché ci credono? Oppure perché ci guadagnano?

Convivono più situazioni. Come ho detto da un lato c'è la comunicazione ufficiale del partito. Dall'altro c'è quella ufficiosa: una rete di account vicini al partito che magari non sono esplicitamente riconducibili a esso, ma appartengono a sostenitori, militanti o anche profili falsi creati per dare l'impressione di un grande sostegno popolare. È una dinamica che esiste praticamente da quando esistono i social. Poi ci sono i casi forse più interessanti: persone che nemmeno vivono nei Paesi ai quali è destinata questa propaganda. Sono situazioni documentate negli Stati Uniti, nel Regno Unito e anche altrove. Ci sono creatori di contenuti che vivono in Pakistan, Bangladesh o in altri Paesi del Sud Est asiatico e che producono continuamente slopaganda, anche con contenuti razzisti o ultranazionalisti. Lo fanno perché vedono che questi contenuti funzionano. Succede soprattutto su Facebook, dove per quei Paesi è attiva la monetizzazione dei contenuti: più i post circolano, più aumentano gli iscritti alle pagine e maggiori sono i ricavi. Esiste quindi anche un incentivo economico molto forte.

Ormai è questo il modo di fare comunicazione politica è diventato questo? Cioè, per parlare alle masse bisogna necessariamente ricorrere a contenuti di questo tipo?

Bisogna innanzitutto intendersi su cosa si intenda per «massa». Questi sono contenuti che si adattano perfettamente all’attuale ecosistema dei social media e che puntano, anche per una banale legge dei grandi numeri, a intercettare il momento virale. Se si osservano gli account che hanno prodotto la saga di Robertus Vannaccius, si vede che sono stati realizzati moltissimi video su questo filone, ma soltanto pochi sono diventati virali, e spesso su social diversi. Questo accade perché, soprattutto su TikTok, non esiste una formula unica e prestabilita per raggiungere la viralità. L’aspetto più importante, dal punto di vista comunicativo, è che cercano di veicolare messaggi molto divisivi e polarizzanti, capaci di attirare l’attenzione e di intercettare determinate nicchie o sacche di elettorato. E questo vale sia per chi è favorevole sia per chi è contrario, perché l’obiettivo è generare il maggior coinvolgimento possibile: commenti, like e visualizzazioni che spingano gli utenti a rimanere all’interno della piattaforma.

Un'immagine appara sul profilo di Roberto Vannacci
Un'immagine appara sul profilo di Roberto Vannacci

Per sintetizzare, in maniera forse un po’ rozza: va bene abbassare il livello del confronto politico, purché se ne parli?

Non so quanto fosse alto il livello di partenza. Per sintetizzare, è un modo efficace, estremamente economico e funzionale per catturare l’attenzione, mobilitare la propria base e indignare gli avversari. Tenendo insieme tutti questi aspetti, aumentano le possibilità di diventare virali e di far parlare di sé.

È un fenomeno legato soltanto al mondo di destra, all’estrema destra e ai movimenti autoritari?

Praticamente sì, anche perché alla base esiste una questione politica. La destra statunitense è infatti allineata con l’ideologia dei tecno oligarchi, e viceversa, quindi anche con quella dei proprietari delle società di intelligenza artificiale che mettono a disposizione gli strumenti per creare questo tipo di immagini. Esiste, insomma, una consonanza ideologica. A sinistra, e anche al centro, ci sono stati alcuni tentativi di utilizzare la slopaganda, ma non sono stati apprezzati dagli elettori. C’è infatti una diffidenza di fondo nei confronti dell’intelligenza artificiale. Questa diffidenza, però, comincia a manifestarsi anche a destra.  Non è detto, di conseguenza, che la slopaganda continuerà per sempre. In Italia adesso c’è il caso di Vannacci e il motivo è semplice: è un politico in ascesa. I creatori di contenuti vedono che, quando si parla di Vannacci, i numeri crescono e quindi sfruttano il momento e l’ondata.

Ma esiste un controllo su questi contenuti?

Questa non è una questione nuova: è un tema che si ripresenta ciclicamente, soprattutto quando si parla di piattaforme social. Il punto fondamentale è quello della trasparenza. Al di là del contenuto in sé, è importante che i contenuti realizzati con l'intelligenza artificiale siano etichettati come tali. Con il continuo avanzamento della tecnologia diventa infatti sempre più difficile distinguere ciò che è reale da ciò che è stato generato artificialmente. Il principio fondamentale, quindi, è la trasparenza. Tra l'altro, entreranno in vigore gli obblighi previsti dall'AI Act, che impongono proprio questo tipo di trasparenza.

Però poi c’è l’aspetto della moderazione.

Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca le piattaforme social hanno quasi completamente abdicato alla moderazione. X, di Elon Musk, rappresenta il caso più evidente: lì ormai quasi tutto è consentito, anche per volontà dello stesso proprietario, che è anche l'uomo più ricco del mondo. Lo stesso percorso è stato seguito anche da Meta. Tant'è che oggi la vera piattaforma della «sbobba artificiale», non è più X ma Instagram. Di conseguenza, la moderazione dei contenuti è ormai molto sporadica.

In uno dei tuoi contenuti parli della canzone «Everybody viva el Duche», che è stata rimossa da Spotify.

In questo caso si tratta chiaramente di una canzone che faceva apologia, pur nascondendosi dietro l'ironia. E proprio questo è uno degli elementi caratteristici della slopaganda utilizzata dall'estrema destra: il ricorso a una presunta ironia. Il meccanismo è sempre quello del «stavo solo scherzando». Si affermano cose razziste o estreme, ma poi ci si giustifica dicendo che era solo una battuta. Per chi vuole intendere, però, il messaggio è chiarissimo. È esattamente la stessa linea difensiva utilizzata anche da Vannacci: sostiene che fosse satira, ma in realtà non lo era.

In un altro tuo video affronti il tema dei ragazzi che si avvicinano al neonazismo attraverso i meme. Che legame c’è tra i social e questo problema?

Questa è un altra questione, che non è nemmeno troppo legato ai social. In questo caso, infatti, i social – soprattutto TikTok - rappresentano più che altro la porta d'ingresso verso un mondo molto più sommerso e nascosto: quello delle chat private, in particolare su Discord, una piattaforma di messaggistica utilizzata soprattutto dalle comunità di videogiocatori. Il vero problema è riuscire a intercettare preventivamente questi percorsi e impedire l'accesso ai luoghi della radicalizzazione. Ma è molto difficile, proprio perché si tratta di spazi chiusi, spesso criptati, nei quali è complicato entrare.

Ma si può arginare?

Vietare i social al di sotto di una certa età probabilmente non rappresenta la soluzione, perché il divieto è facilmente aggirabile, come ha dimostrato l'esperienza dell'Australia, il primo Paese ad aver introdotto una misura di questo tipo. Poi, non parliamo soltanto di piattaforme social, ma di molti altri luoghi presenti su Internet. Le alternative, quindi, sarebbero due: adottare una soluzione drastica, vietando l'accesso a Internet fino a una certa età come fanno Iran e Russia – che però non credo rappresentino un modello a cui vogliamo ispirarci – oppure intervenire sull'educazione, sull'istruzione e sulla consapevolezza. Una consapevolezza che deve riguardare non soltanto i ragazzi e le ragazze, ma anche i genitori, gli educatori, le forze dell'ordine e gli stessi politici.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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