Referendum, Landini a Brescia: «No per difendere la Costituzione»
«No a una giustizia debole con i forti e forte con i deboli». Partiamo da uno slogan. Uno dei tanti. Ma non ci si aspetta niente di diverso nel periodo più intenso di una campagna elettorale. Questo però racchiude bene il pensiero del segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che oggi pomeriggio ha partecipato a un incontro al teatro Borsoni di via Milano per dire «No» al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Insieme a lui il già presidente della Corte d’Appello di Brescia Claudio Castelli, il senatore del Pd Alfredo Bazoli e Adriana Apostoli, docente di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Brescia.
«Libertà e democrazia»
Ma torniamo allo slogan. «In ballo ci sono la libertà e la democrazia del Paese e dobbiamo difendere i diritti e i doveri della Costituzione», sottolinea Landini. Quei diritti dei più deboli che «sono a rischio con questa riforma dai caratteri autoritari». Il segretario generale della Cgil intreccia le tematiche del referendum alle lotte sindacali, ai principi antifascisti della Carta costituzionale e alle lotte utili al fine di affermare «libertà per tutti».
«Meloni ha detto che questa è una riforma che aspetta da 80 anni – spiega Landini –. E c’è un ragionamento molto esplicito dietro a queste dichiarazioni. La cultura che permea questa maggioranza di Governo non ha partecipato alla creazione della Costituzione: chi c'era ha pensato che la Magistratura dovesse lavorare come sta facendo ora. In rottura con il periodo fascista, nel quale aveva perso la sua indipendenza».

Diritti, indipendenza, autonomia. Concetti che sono stati ripresi da tutti i protagonisti dell’incontro. Anche da Adriana Apostoli che in apertura toglie i panni da moderatrice, ammettendo che «una docente di Diritto costituzionale fa fatica a non dire almeno due parole a riguardo di una tematica così importante». Per la professoressa ci sono alcune questioni di contesto che meritano attenzione, perché «una riforma costituzionale non può mai essere decontestualizzata». Innanzitutto si è «completamente mortificata la fase parlamentare» perché non è stato possibile discutere di nessuna ipotesi emendativa.
Ma la docente sottolinea anche le altre proposte care al Governo: l’autonomia differenziata, il premierato e la nuova legge elettorale. Insomma, un quadro che definisce bene le intenzioni di chi amministra lo Stato. «In questo momento non difendiamo il magistrato, ma difendiamo la magistratura come potere autonomo dello Stato. magistratura che è servente alla tutela dei cittadini», precisa ancora la docente».
Ancora più diretto, se vogliamo, Castelli che fa parte del comitato nazionale «Giusto dire NO». Il già presidente della Corte d’Appello di Brescia puntualizza immediatamente: «Il punto centrale di questa riforma non è la separazione delle carriere, ma il Consiglio superiore della magistratura. Questo sistema ha certamente avuto alti e bassi, ma ha sempre funzionato dal punto di vista della difesa dell’autonomia e dell’indipendenza». Per Castelli se dovesse vincere il «Sì», il Csm verrebbe marginalizzato e reso irrilevante: «Un divide et impera».
E poi i dubbi – o meglio l’aberrazione – per il sorteggio. «È surreale. C’è l’idea di fondo che uno vale uno. Non tutti i magistrati possono lavorare al Consiglio superiore della magistratura. Se decidi di sorteggiare rischi di avere delle persone scarsamente capaci in ruoli molto importanti».
Il senatore Bazoli parte invece da una dichiarazione del sottosegretario Alfredo Mantovano che, alla richiesta di informazioni sulla riforma, ha spiegato: «Era nel nostro programma elettorale». «No. la Costituzione non è materia di programma elettorale. Non è materia di maggioranza – evidenzia Bazoli –. La Costituzione è di tutti e si riforma in Parlamento».
Il senatore è poi tornato sulle dichiarazioni del ministro Nordio e della premier Meloni (La riforma «serve a evitare invasioni di campo della magistratura» e «rappresenta la risposta più adeguata a una intollerabile invadenza che non fermerà l'azione del Governo». «Ma voi in queste parole sentite echeggiare il tema della separazione delle carriere o il tema della degenerazione correntizia? No. In questa parole si capisce chiaramente qual è l'obiettivo. L'obiettivo è il ruolo dei poteri. L'obiettivo è fare in modo che il controllo giurisdizionale non sia tale da frenare l'azione del Governo».
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