Referendum, il Pd: «No per tutelare la magistratura e la sua indipendenza»

«Indebolire l’autonomia della magistratura per porla sotto il controllo del Governo, alterando l’equilibrio trai poteri designati dalla nostra Costituzione». Eccolo, secondo il Partito democratico, il vero obiettivo della riforma del Governo che verrà sottoposta al giudizio degli italiani nel referendum di domenica e lunedì prossimi.
Una sintesi conclusiva delle ragioni a sostegno del «no» da mettere sulla scheda è stata fatta nella sede bresciana del Pd. Un incontro che arriva, come ha spiegato il segretario provinciale Michele Zanardi, dopo oltre 50 iniziative targate Pd che hanno preso corpo un po’ in tutta la nostra provincia: «Abbiamo fatto, e facciamo, sentire la nostra voce per opporci alla riscrittura, piena di bugie, di un pezzo di storia costituzionale. E lo facciamo come Pd unito e compatto, nonostante qualcuno in queste settimane abbia voluto far credere il contrario».
Le voci
Eccole, in estrema sintesi, le tre bugie: serve la separazione delle carriere; la riforma rende la giustizia più efficiente; il sorteggio eliminerà lo strapotere delle correnti del Csm. «Il nostro no convinto è anche contro il metodo utilizzato dal Governo Meloni per cambiare sette articoli della nostra Costituzione – ha detto il senatore Alfredo Bazoli -. Un metodo inaccettabile, la Costituzione non è di proprietà della maggioranza di turno; in questo caso abbiamo assistito ad un vero e proprio colpo di mano del Governo». Per Bazoli la riforma non si occupa solo di questioni tecniche, «l’obiettivo è la demolizione del Csm, operativo del 1959; una riforma che mette a rischio l’autonomia della magistratura. Perché il punto centrale è esattamente questo: colpire il Csm e quindi l’autonomia della magistratura».
Anche per l’onorevole Gian Antonio Girelli non si può prescindere dalla questione del metodo utilizzato dal Governo per la riforma: «Non c’è stato nessun confronto, un giorno il ministro Nordio è venuto in Parlamento ed ha detto: questa è la riforma. Punto e stop, è inaccettabile». Quello che è un fondamentale equilibrio tra i poteri dello Stato, ha proseguito Girelli, «è stato invece trasformato in motivo di scontro. Lo scopo è far sì che i giudici debbano rendere conto del loro agire al potere politico. Se dalle urne arrivasse il via libera a questa riforma, il Governo si sentirebbe autorizzato a fare tutto quello che vuole senza rispetto delle regole democratiche».
La consigliera regionale Miriam Cominelli ha ribadito l’importanza di una magistratura libera, autonoma e indipendente anche per la vita civile di una nazione. «Dagli interventi a tutela del fronte femminile, passando per la fecondazione assistita per arrivare al fine vita – ha spigato – gli interventi della magistratura in questi anni sono stati fondamentali per i diritti civili degli italiani. Oggi è così, se passasse la riforma non lo sarà sicuramente più. Una magistratura assoggetta alla politica non sarebbe certo dalla parte dei più deboli».
Di «demolizione del Csm» ha invece parlato Emilio Del Bono, vice presidente del Consiglio regionale, «questa riforma punta a indebolire, a sbilanciare, l’equilibro tra i poteri». E ancora: «Il sorteggio dei componenti del Csm è il cuore della delegittimazione. La questione delle correnti è fondata, ma chiaramente non è il punto centrale di questa riforma, e in ogni caso il sorteggio è il modo peggiore per intervenire. La composizione del Csm non può essere frutto del caso, è chiaro che così che l’alta amministrazione che scaturisce da questo organo verrebbe demolita nella sua credibilità. La vittoria del sì sarebbe un colpo agli equilibri della democrazia».
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