È nata come crisi «pilotata» («prendiamo tempo per fare raffreddare gli animi» si era detto), si è trasformata rovinosamente in una crisi «al buio». E ora il romanzo provinciale è arrivato laddove il presidente Emanuele Moraschini non avrebbe mai voluto: allo sfinimento. Fatto sta che, a 123 giorni di distanza dal voto che ha disegnato la nuova Aula del Broletto, e consegnato la maggioranza al centrodestra, nessuno ha ancora veramente capito come finirà: l’impressione è che i colpi di scena non siano arrivati ancora al capolinea. Certo è che il groviglio dello stallo stavolta sembra inestricabile e, in fondo, sia nel centrodestra sia nel centrosinistra – a forza di veti e condizioni in continua metamorfosi – tutti hanno paura che si avveri la profezia popolare (il copyright è di Pier Luigi Bersani) che suona così: tiri un filo e viene giù il maglione.
La lista
Ieri, alla fine di una giornata febbrile, a «tirare il filo» è stata la lista Provincia bene comune (alias: Sinistra italiana, Rifondazione comunista, Verdi, Movimento 5 stelle e civici), che – attraverso un comunicato tribolato – ha messo in chiaro ciò che (non) vuole, avvisando così in un tempo solo il presidente e gli avversari politici e – soprattutto – esplicitando agli alleati (Pd e Azione, avvisati «da tempo al tavolo di coalizione») che non c’è più margine di trattativa interna: «Siamo nettamente contrari ad ogni alleanza con il centrodestra». Un’uscita pubblica che, di primo acchito, ha fatto perdere le staffe al «temperato» Moraschini, colto di sorpresa: «A questo punto prendo atto e agirò di conseguenza». Sottotesto: si va avanti col centrodestra.



