Provincia, il centrosinistra si spacca sulle larghe intese

Lo strappo della lista «Bene comune» fa infuriare Moraschini: «Avanti col centrodestra». Spiazzati anche gli alleati: Azione è per proseguire, il Pd forse
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Broletto: ancora nessun accordo
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È nata come crisi «pilotata» («prendiamo tempo per fare raffreddare gli animi» si era detto), si è trasformata rovinosamente in una crisi «al buio». E ora il romanzo provinciale è arrivato laddove il presidente Emanuele Moraschini non avrebbe mai voluto: allo sfinimento. Fatto sta che, a 123 giorni di distanza dal voto che ha disegnato la nuova Aula del Broletto, e consegnato la maggioranza al centrodestra, nessuno ha ancora veramente capito come finirà: l’impressione è che i colpi di scena non siano arrivati ancora al capolinea. Certo è che il groviglio dello stallo stavolta sembra inestricabile e, in fondo, sia nel centrodestra sia nel centrosinistra – a forza di veti e condizioni in continua metamorfosi – tutti hanno paura che si avveri la profezia popolare (il copyright è di Pier Luigi Bersani) che suona così: tiri un filo e viene giù il maglione.

La lista

Ieri, alla fine di una giornata febbrile, a «tirare il filo» è stata la lista Provincia bene comune (alias: Sinistra italiana, Rifondazione comunista, Verdi, Movimento 5 stelle e civici), che – attraverso un comunicato tribolato – ha messo in chiaro ciò che (non) vuole, avvisando così in un tempo solo il presidente e gli avversari politici e – soprattutto – esplicitando agli alleati (Pd e Azione, avvisati «da tempo al tavolo di coalizione») che non c’è più margine di trattativa interna: «Siamo nettamente contrari ad ogni alleanza con il centrodestra». Un’uscita pubblica che, di primo acchito, ha fatto perdere le staffe al «temperato» Moraschini, colto di sorpresa: «A questo punto prendo atto e agirò di conseguenza». Sottotesto: si va avanti col centrodestra.

L’incontro fantasma

Il passaggio al niet definitivo e pubblico è arrivato dopo 24 ore fatte di telefonate, contro-telefonate, chat «da impazzirci» (cit.) e più di qualche improperio. Nel mezzo, si è pure consumato un giallo, la farsa di un incontro politico negato da tutti per ore, per poi finire spiattellato in fondo a questo primo (lunghissimo) tempo del «Provincia gate».

Il presidente Moraschini - © www.giornaledibrescia.it
Il presidente Moraschini - © www.giornaledibrescia.it

A dettare il «La» al patatrac è stato proprio l’incontro che non c’era, durante il quale il presidente ha incontrato i delegati del centrosinistra: Sergio Aurora (Provincia bene comune), Michele Zanardi (Pd) e Marco Garza (Azione). L’obiettivo: intavolare una soluzione che non offendesse nessuno e tenesse tutti insieme, come una sorta di «cordata» per il territorio. Il ramoscello d’ulivo proposto è stato questo: due vicepresidenze (una per sorte) e, almeno all’inizio, nessuna delega ai consiglieri. Queste, dopo quattro mesi di caminetti e veleni, sono le condizioni d’agibilità per un governo istituzionale. Un’agibilità in cui la lista Bene comune non intende stare.

Le motivazioni

«Il centrodestra – si legge – è risultato incapace di proporre un governo per la nostra provincia», inoltre ci sono «difformità nei contenuti programmatici» e «siamo alternativi alle destre ad ogni livello» e la doppia vicepresidenza «appare una proposta consociativa in cui non vogliamo né possiamo riconoscerci. Se poi l’indicazione a destra è Fabio Rolfi, che in quanto vicario avrebbe, in assenza del presidente, tutte le deleghe per sé, la proposta oltre che irricevibile diventa persino provocatoria».

Sergio Aurora di «Provincia bene comune» - © www.giornaledibrescia.it
Sergio Aurora di «Provincia bene comune» - © www.giornaledibrescia.it

Divisioni

Parecchio accigliata la reazione di Moraschini: «Spiace constatare che dopo "quattro mesi di stallo", dovuti al continuo confronto con le segreterie politiche per trovare la soluzione migliore che andasse incontro alle esigenze del territorio, e non a quelle mere di partito, gli sforzi si traducano in comunicati stampa inattesi. Sono stato nominato presidente della Provincia per portare avanti le istanze del territorio. Il 29 settembre il centrodestra, con l’elezione dei nuovi consiglieri, è uscito vincitore e compatto. Essendo il Broletto un ente di secondo livello, con più debiti che risorse, andare oltre il risultato elettorale era una delle possibilità messe sul tavolo, nell’esclusivo interesse dei territori. Prendo però atto di quanto dichiarato e agirò di conseguenza».

Gli alleati

A quanto pare, le dichiarazioni pubbliche di Provincia bene comune non hanno sorpreso solo il presidente, ma anche gli alleati. Azione, in particolare, sembra essere dell’opinione esattamente opposta: «Rivendico il percorso fatto finora per cercare di dare un governo stabile al Broletto e per quanto mi riguarda ci sono le condizioni per continuare a lavorare col presidente» conferma infatti il segretario provinciale Marco Garza. Che nel merito della proposta (le due vicepresidenze e nessuna delega) non entra: «Tutto passa dalla Direzione del partito», convocata per lunedì. Nel mezzo, c’è il Pd che a sua volta «prende atto», come spiega il segretario provinciale Michele Zanardi: «Quella di interrompere il percorso interno senza condividerlo con l’alleanza è stata una scelta della lista Bene comune. Il Pd proseguirà il suo cammino e discuterà in Direzione», in questo caso in agenda per martedì.

Le domande, a questo punto, sono tre. Primo: se Pd e Azione, dopo le Direzioni, diranno «yes, we can» al governissimo, Moraschini sarà ancora disponibile? Secondo: il centrosinistra sceglierà l’unità o lo strappo interno? Terzo: la frattura di Bene comune, si consumerà anche in Loggia? Risposte «delegate» al secondo tempo del match.

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