Pace a Gaza, i parlamentari bresciani: «Ora si costruisca il futuro»

Una liberazione che sancisce (non più solo a parole) la pace. E la speranza di una via diplomatica che tornare a riaffiorare dopo 738 giorni. Dopo la giornata di ieri il mondo politico analizza il momento storico e finalmente guarda al futuro. Il deputato Giangiacomo Calovini, capogruppo di FdI in Commissione Affari esteri, si dice sicuro: «Al di là del valore simbolico, l’accordo conferma la validità di una linea di realismo politico che l’Italia ha sostenuto fin dall’inizio: la pace non può prescindere dalla liberazione di tutti gli ostaggi, dall’esclusione di Hamas da qualsiasi ruolo di governo e dal rilancio di una prospettiva credibile di due Stati. La pace raggiunta resta fragile, ma dimostra che la via diplomatica fondata su chiarezza di obiettivi e coerenza di valori è l’unica percorribile».
All’assemblea Nato

Da Lubiana, dove ha partecipato alla 71esima sessione annuale dell’assemblea parlamentare della Nato, il senatore Adriano Paroli commenta: «Serve che i due popoli diventino due Stati e quindi si riconoscano reciprocamente e per questo non ci deve essere più spazio per Hamas e gli stessi paesi del Medio Oriente contribuiscano a questo senza alimentare odio verso Israele. Le aspettative sono alte e i numerosi attori in campo fanno ben sperare».
All’assemblea Nato anche il deputato in quota Lega Paolo Formentini: «Questo risultato non è il frutto di un’azione estemporanea ma di una visione che viene da lontano. Trump ha parlato di alba del nuovo Medioriente ma questa espressione l’aveva già usata quando sono stati sottoscritti gli Accordi di Abramo. Ora si riparte proprio da quel punto e dal Corridoio economico India-Europa via Medio Oriente, che lo scorso giugno ha coinvolto anche Brescia».
Gli scenari
Si dice sollevato il senatore Pd Alfredo Bazoli: «Questo orrendo massacro poteva finire prima ma ora non è il momento delle recriminazioni, bensì dell’impegno concreto e fattivo per proseguire nella difficile opera di costruzione del piano di pace. Mi auguro che a ciò collaborino in modo pieno e fattivo anche l’Unione Europea, assente fino a oggi nell’iniziativa diplomatica, e il governo italiano, che ha avuto fino adesso la straordinaria capacità di non fare nulla, salvo criticare le manifestazioni di piazza».
«Dopo tanta angoscia, finalmente uno spiraglio di luce che non cancella, ad ogni modo, l’orrore di questi due anni – commenta la senatrice di Noi Moderati Mariastella Gelmini –. Quello di ieri è stato un passo avanti storico, grazie al piano di pace del presidente Trump e al lavoro dei Paesi arabi moderati, che speriamo possa davvero scrivere un futuro migliore per il Medioriente. Il governo Meloni in questi due anni ha sempre tenuto posizioni improntate all’equilibrio e al raggiungimento della pace e, anche in questa nuova fase, il nostro Paese farà la sua parte».
Parla di «giornata epocale» anche il deputato di Azione Fabrizio Benzoni: «I problemi inizieranno da oggi con i tanti punti sul tavolo, dalla Cisgiordania al coinvolgimento dei palestinesi stessi nella gestione futura, ma sicuramente da ieri abbiamo un pezzo di conflitto che si ferma e si torna a vivere».
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