La Lega in Lombardia: «L’Oms costa e non va, cambi o meglio uscire»

Caparini: «Make Italia great again», Massardi: «L’organizzazione ha i morti Covid sulla coscienza». FdI e azzurri marcano la distanza sulla volontà di seguire la scelta di Trump sull’Organizzazione mondiale della sanità
Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale - © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Pirelli, sede del Consiglio regionale - © www.giornaledibrescia.it
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Lo scontro sull’uscita di scena dell’Italia dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che a livello nazionale fa zampillare di bile gli alleati di governo, in Lombardia c’è(ra), ma è stato «diluito» nel corridoio del compromesso.

Da una parte c’è la Lega, che a Palazzo Pirelli ha scelto di andare in scia alla proposta messa sul tavolo nazionale da Claudio Borghi. Il senatore ha preso al balzo l’assist del presidente americano e, attraverso l’emendamento al dl Milleproproroghe e un disegno di legge per abrogare il decreto che dal 1947 vede l’Italia nell’Oms ha chiarito: «Ci sembra la cosa giusta da fare, lo ha annunciato Trump per gli Usa e altri lo stanno facendo».

Dall’altro lato, però, ci sono Fratelli d’Italia e Forza Italia, rimasti di sasso a Roma come a Milano di fronte a una mozione (definita da più di qualcuno in modo impietoso come «rozza e inopportuna») che nella Lombardia di Attilio Fontana e di Guido Bertolaso (entrambi contrari all’addio all’Oms) martedì è sì passata, ma non nella sua versione originaria. Tanto più che (è la protesta sedata poi con il placet a una versione bis del testo) «nulla era stato concordato» conferma Diego Invernici (FdI).

La vicenda

Certo è che la contesa interna agli azionisti di maggioranza anche in Lombardia non si è fermata ai battibecchi. A scendere in campo è stato anche il coordinatore regionale degli azzurri, che non ha certo usato parole dolci: «Siamo totalmente contrari e siamo stanchi delle sparate della Lega» ha detto Alessandro Sorte, seguito a ruota da Maurizio Lupi (Noi Moderati) che ha relegato la richiesta a «una stupidata enorme».

Il disappunto degli alleati non ha impedito alla Lega di presentare la sua mozione che però, si diceva, è stata attenuata. Nel testo iniziale firmato dal salviniano Emanuele Monti, presidente della commissione Welfare, si chiedeva il sostegno della Regione per «un eventuale disimpegno dall’Oms dell’Italia qualora gli Usa persistano nella volontà di recedere, come da ordine esecutivo del 21 gennaio del presidente Trump».

Dopo un tam tam di mediazioni, nella revisione del compromesso (pena il voto contrario degli alleati) è sparito ogni riferimento a Donald e l’invito è «a sostenere il Governo nella valutazione, in piena autonomia, del ruolo dell’Italia nell’Oms qualora non vi siano più le condizioni di sostenibilità economica». Insomma, un modo per salvare capra e cavoli in Consiglio, visto che il patatrac con Bertolaso (che si è messo di traverso) si era già consumato.

Le posizioni

A rivendicare un ruolo di primo piano nella mediazione è il partito della premier. «La mozione della Lega è stata modificata grazie al nostro capogruppo. La nostra posizione - precisa Diego Invernici (FdI) - è quella espressa dal ministro della Salute Orazio Schillaci: non siamo per uscire dall’Oms ma per una maggiore chiarezza sull’uso dei fondi sì: non si butta via il bambino con l’acqua sporca, bisogna risolvere il problema».

Più tranchant Giorgio Bontempi (FdI): «È un dibattito pretestuoso che i cittadini faticano a comprendere. Non si tratta di uscire dall’Oms, ma di migliorarne il funzionamento. La polemica innescata dal Pd è surreale: ritengo più utile concentrarsi su altri temi, economici e sociali regionali, che inseguirli su sentieri pretestuosi che non conducono a nulla». Sulla stessa lunghezza d’onda c’è Claudia Carzeri (Forza Italia), che sta con Sorte: «Noi siamo contrari all’uscita dell’Italia dall’Oms:l’organizzazione va rivista, ma è strategico rimanere. Abbiamo chiarito subito alla Lega che la prima versione della mozione non l’avremmo mai votata. Le loro sono frasi ad effetto per toccare la pancia della gente, ma bisogna essere responsabili: non si è sempre all’opposizione».

E la Lega? In sostanza ha aperto la porta alla mediazione per non incassare una bocciatura dagli alleati, ma la posizione del gruppo, nella sostanza, resta quella iniziale. «Quando parliamo di Oms, parliamo di quelli che durante il Covid sostenevano che l’uso della mascherina fosse inutile e che gli allarmismi erano fuori luogo - sottolinea Davide Caparini, seduto in Giunta da assessore al Bilancio negli anni della pandemia -. Quindi dico: avanti con Trump, make Italia great again». Anche perché - aggiunge - «se l’America esce, economicamente l’Oms difficilmente starà in piedi».

Floriano Massardi puntualizza: «Il Pd ha strumentalizzato tutto. La Lega chiede una seria modifica dei meccanismi di funzionamento di questo organismo: è sotto gli occhi tutti che durante la pandemia non abbia funzionato, l’Oms ha sulla coscienza centinaia di morti. È chiaro che se la riforma si rivela inattuabile, se il sistema non è migliorabile l’ultima e unica strada è uscirne. Anche perché i costi sono importanti: se questi fondi non danno i loro frutti, tanto vale metterli altrove».

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