Usa, i dazi di Trump: leva politica, azzardo commerciale

Carlo Scarpa
Da anni gli Stati Uniti cercano di risolvere i loro problemi interni scaricandoli su guerre commerciali. Ma i problemi restano e i dazi aumentano
Donald Trump nello Studio Ovale - Foto Afp/Jim Watson © www.giornaledibrescia.it
Donald Trump nello Studio Ovale - Foto Afp/Jim Watson © www.giornaledibrescia.it
AA

È da diversi anni che gli Usa cercano di risolvere i loro problemi interni scaricandoli su guerre commerciali. Ma i problemi restano e i dazi aumentano. Dal punto di vista economico, il problema strutturale degli Stati Uniti è che da oltre trent’anni hanno un deficit commerciale con il resto del mondo, ossia importano beni e servizi molto più di quanto non ne esportino. L’anno record è stato il 2022, con un deficit per circa 950miliardi di dollari, ma forse il dato 2024 – quando arriveranno le cifre finali – potrebbe essere non lontano da questo.

Con chi si deve arrabbiare Trump? Con Canada e Messico? Forse, ma sicuramente non per questioni commerciali. Il tema è il controllo dell’immigrazione e i dazi sono solo uno strumento per ottenere altro, soprattutto dal Messico. Con la Cina? Beh, il tema della concorrenza «sleale» c’è sempre. Ma non possiamo dire che gli Usa siano terra di alti salari, né che possano dare alla Cina lezioni di attenzione all’ambiente. Per non parlare dell’Europa, che come attenzione alla tutela dei lavoratori e all’ambiente – piaccia o meno – non è seconda a nessuno.

Se ci sono squilibri nelle relazioni commerciali è perché gli americani apprezzano i beni esteri, ma il resto del mondo apprezza meno i beni statunitensi. È, quindi, una politica senza giustificazioni ragionevoli, se non il tentativo di ottenere qualcosa su altri fronti. Ma, mentre si capisce cosa gli Stati Uniti possano ottenere dai loro vicini, il resto è meno chiaro. Il problema degli Usa è il loro sistema produttivo, che ha perso efficienza e spinta innovativa, ma anche un sistema finanziario tuttora importante, ma che non è più il centro del mondo; hanno una forza particolare nel sistema commerciale che però non è tradable, non si esporta. Come un Paese i cui consumi dipendono in modo così massiccio dalle importazioni possa scatenare e reggere una guerra commerciale, riesce difficile da capire. Anche perché i dazi aumentano i prezzi, e questo sicuramente innescherà delle reazioni tra la gente.

Ci saranno problemi per l’Europa? Qualcosa, ma forse non granché, anche ammesso che Trump imponga davvero dei dazi. Tassare i beni di lusso difficilmente ne fa crollare la domanda, e comunque gli Stati Uniti sono un mercato importante ma mediamente non decisivo. I problemi maggiori li avranno i Paesi per i quali gli Usa rappresentano la grande maggioranza delle esportazioni, quali Canada e Messico.

Questo ci riporta alla lezione della invasione russa in Ucraina. C’è stato un periodo della storia dell’uomo nel quale i Paesi pensavano di potersi specializzare, e contare su altri Stati come fornitori o come mercati di sbocco, ma questo periodo è finito. L’invasione russa ci ha ricordato che dipendere dall’estero per il gas è una pessima idea, e questa reazione sconsiderata degli Stati Uniti conferma che la dipendenza da altri Paesi non è salubre neppure come mercato di sbocco.

L’Europa sembra avere capito questa lezione. In un paio di anni ci siamo emancipati dalla Russia per il gas, e nel 2023 abbiamo lanciato un’importante iniziativa comunitaria per emanciparci da Taiwan per i semiconduttori e dagli Usa per gli armamenti. Questo ritorno a fare politica industriale a livello europeo rappresenta un passo importante nella crescita dell’Unione. Fra tante ombre, forse una luce si trova.

Carlo Scarpa – Docente di Economia politica, Università degli Studi di Brescia

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.