Giorgi: «L’elenco dei Comuni montani è datato e inesatto, c’è anche Roma»

«Definire tutto aree rurali senza distinzioni significa uccidere la montagna, perché non si fa altro che concentrarsi sulla pianura». Anna Giorgi, responsabile del polo Unimont della Statale di Milano, non ha dubbi: «La legge Calderoli, che salutiamo con grande favore, restituirà dignità alla montagna».
In che modo?
Intanto si vuole definire un primo elenco di comuni montani in base a quota e pendenza. Da lì verranno estratti quei comuni montani che sulla base di indicatori socio-economici hanno più diritto degli altri di essere aiutati affinché vengano attivati i provvedimenti previsti dalla legge. È un lavoro intellettualmente onesto. In tal modo è possibile distinguere ciò che è montagna da ciò che non lo è ma anche differenziare la montagna ricca da quella povera. Cortina non può essere supportata come Lozio.
Finora non è stato così?
Oggi il perimetro delle aree montane fa riferimento ad una legge del 1952. Anche se ormai abrogata, vige tuttora l’elenco dei comuni montani, il quale certifica che il 61% del territorio italiano è montano e che più del 50% dei comuni italiani sono montani. Questo non è vero.
Perché?
In quell’elenco da una parte vengono individuati i comuni montani su quota e pendenza e da un’altra sono riportati i comuni parzialmente montani, tra i quali c’è persino Roma.
Ma quei 1.200 comuni fuori con la nuova legge non verrebbero danneggiati dal punto di vista economico e sociale?
Ci sono altri strumenti per sostenerli. Le aree interne restano e quei comuni beneficeranno di programmi legati alle loro specificità. In montagna le azioni da mettere in campo sono complesse perché mirate, legate alla verticalità. Il numero di 2.800 comuni montani si avvicina comunque a quello definito dall’Istat, che ne identifica 2.487, ma che non ha valore legale. La legge includerebbe invece anche i comuni tra le valli che sono centri di servizio tra quelli montani, un concetto molto diffuso in Francia e che è molto efficace. Come nel caso di Esine, escluderlo sarebbe complicato.
C’è un modello a cui far riferimento per valorizzare la montagna?
In Italia c’è una piccola regione che pur essendo totalmente montana è la migliore in molti parametri: il Trentino Alto Adige. Negli ultimi 10 anni la popolazione è cresciuta di oltre il 3% mentre nel resto del Paese continua a calare e il reddito medio è più alto della media nazionale. Perché funziona? Non perché hanno soldi e sono una regione autonoma, come spesso si controbatte, ma perché dimensionano tutto a misura di territorio con un approccio innovativo.
È fiduciosa che la legge entrerà in vigore?
La conferenza stato-regione (prevista oggi, ndr) si riunirà e valuterà i criteri scelti. Va dato merito al ministro di aver preso in mano coraggiosamente questa faccenda. Noi siamo d’accordo nel fare in modo che non vengano inseriti escamotage per ricevere briciole. Le risorse sono già risibili.
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