L’allarme francese: «Ecosistemi islamisti nelle principali città»

Il Rapporto Darmanin sull’Associazione dei Fratelli Musulmani illustra il preoccupante processo in atto Oltralpe
Una manifestazione dei Fratelli musulmani
Una manifestazione dei Fratelli musulmani
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Ismailia è una piccola cittadina edificata al tempo della costruzione del canale di Suez che sorge nei pressi del Grande Lago Amaro, luogo in cui, alla fine della Seconda guerra mondiale, Stati Uniti e Arabia Saudita siglarono quella reciproca intesa di protezione militare in cambio di petrolio che perdura tutt’ora. Pochi anni prima, nel 1928, qui, un giovane insegnante, Hasan al-Banna, fonderà uno dei movimenti politico-religiosi più influenti del mondo arabo-islamico del XX secolo: l’Associazione dei Fratelli Musulmani.

Le origini

Nata in un Egitto attraversato dalla crisi dell’identità islamica e dalla penetrazione coloniale britannica, l’organizzazione si distinse sin dagli esordi per la capacità di integrare religione, riforma sociale e attivismo politico in una visione unitaria e sistemica. Il suo progetto mirava a una graduale islamizzazione della società attraverso strumenti quali la predicazione, l’educazione e la creazione di una fitta rete di istituzioni associative. La Fratellanza costituirà una delle matrici storiche fondamentali dell’Islam politico, promuovendo una concezione globale della religione, intesa come sistema normativo e valoriale che abbraccia la sfera spirituale, politica e sociale. Un aspetto meno noto ma di grande rilevanza storica è l’adozione di una struttura interna ispirata ai modelli delle società segrete europee o turco-ottomane, che ne plasmarono la gerarchia, i rituali di affiliazione e il funzionamento interno.

Questo impianto organizzativo contribuì a rafforzarne la coesione e a garantirne la resilienza, soprattutto nei periodi di dura repressione statale. In forza delle sue prime azioni caritatevoli e di sviluppo delle aree depresse, oltre ad acquisire subito un vasto consenso popolare, diverrà un modello da replicare in altre aree della regione araba: dal Libano, alla Siria, in Iraq e, soprattutto in Palestina, dove sugli stessi presupposti ideologici e militanti estremisti si svilupperà Hamas.

Il gruppo costruirà progressivamente una rete transnazionale, estendendo la propria influenza anche in Europa, attraverso organizzazioni educative e religiose, spesso legate all’immigrazione di intellettuali musulmani negli anni Settanta e Ottanta del XX secolo. Pur operando formalmente all’interno dei sistemi democratici, tali reti sottolineano l’incompatibilità tra i loro obiettivi ideologici e i principi delle società secolari europee, verso le quali adottano strategie comunicative ambigue e perseguono il radicamento in contesti locali considerati culturalmente vulnerabili e dunque facilmente penetrabili e adatti ad essere islamizzati.

Sotto la lente

Di recente le azioni della Fratellanza sono state oggetto di analisi confluite in un rapporto commissionato nel 2024 dall’allora Ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin, per valutarne l’influenza all’interno del paese.

Controverso ancor prima della sua pubblicazione ha ingenerato non solo un dibattito politico, ma anche visoni diverse all’interno della stampa nazionale, con Le Figaro che ne ha dato una visione decisamente allarmista, secondo la quale la Fratellanza vorrebbe imporre la sharia, la legge islamica in tutta la Francia.

Più sfumata quella di Le Monde che accusa il concorrente di essere eccessivamente influenzato dal concetto di «separatismo islamista», che identifica nell’azione dei gruppi islamici radicali una minaccia all’unità nazionale, poiché, soprattutto in quartieri popolari a forte presenza musulmana mirano a creare una società parallela – che il Rapporto cita come «ecosistemi islamisti» – ispirata a norme religiose marcatamente incompatibili con i valori repubblicani e laici dello Stato. O ancora dal «jihadismo di atmosfera», teorizzato da Gilles Kepel per identificare l’azione di individui radicalizzati non formalmente affiliati a reti terroristiche organizzate, ma che agiscono spinti da un clima ideologico e culturale impregnato di narrazioni jihadiste. Questa radicalizzazione diffusa, ma celata, di difficile individuazione e prevenzione può portare individui socialmente marginalizzati, spesso con fragilità personali, a passare all’azione violenta. Realtà presenti in Francia, ma non solo, e che lo studio utilizza quali base di analisi.

Secondo il Rapporto, la Fratellanza è attiva nel settore dell’istruzione, nel quale attraverso una ventina di scuole cerca di forgiare una nuova élite, impartendo contenuti ideologici basati su testi salafiti o discriminatori. Di particolare rilevanza è poi la componente della predicazione, effettuata attraverso social media da «influencer religiosi» che diffondono una visione integralista dell’Islam. Tra gli strumenti adottati vi sarebbe proprio il «doppio discorso»: mentre da un lato i membri si presentano al pubblico e alle istituzioni come interlocutori moderati e aperti al dialogo interreligioso, dall’altro l’organizzazione promuove internamente ideali integralisti, volti a conservare una visione ortodossa della religione e della società.

L'ex ministro dell’Interno francese Gèrald Darmanin - Foto Ansa/Epa/Cristophe Petit Tesson © www.giornaledibrescia.it
L'ex ministro dell’Interno francese Gèrald Darmanin - Foto Ansa/Epa/Cristophe Petit Tesson © www.giornaledibrescia.it

Il Rapporto evidenzia come questo doppio registro consenta loro di guadagnare legittimità, senza abbandonare le posizioni ideologiche e radicali di fondo. Ciò appare evidente se si analizza il discorso sulla condizione femminile. Nonostante una parvenza di apertura, il movimento mantiene saldamente il principio della segregazione tra i sessi, promuovendo il velo come simbolo centrale di identità e pietà religiosa. Tale approccio contribuisce a una marginalizzazione delle donne, nonostante alcune figure femminili abbiano assunto ruoli pubblici apparentemente rilevanti, con una funzione simbolica di modernizzazione dell’immagine pubblica della Fratellanza.

Un altro aspetto è il ruolo della vittimizzazione. Attraverso la costante denuncia di una presunta islamofobia nella società d’Oltralpe il movimento cerca di mobilitare la comunità musulmana francese, creando una narrazione di persecuzione e isolamento che rende difficile la reale integrazione dei musulmani nella società: una strategia particolarmente efficace in contesti di tensione sociale, poiché contribuisce ad aumentare il senso di isolamento e radicalizzazione tra i giovani. Questo punto si lega alla drammatica realtà del conflitto israelo-palestinese, che viene utilizzato dai Fratelli Musulmani per rafforzare la loro influenza ideologica. Eventi come l’attacco del 7 ottobre 2023 hanno acuito la retorica anti-israeliana e anti-semita del movimento, alimentando ulteriormente tensioni comunitarie e creando potenziali punti di radicalizzazione.

Processo in atto

Lo studio documenta la presenza di «ecosistemi islamisti» in diverse città francesi (Lille, Lione, Marsiglia), dove moschee, scuole, associazioni e attività commerciali formano reti coese e influenti. In alcuni casi esercitano pressioni politiche a livello municipale, condizionando le politiche locali attraverso il voto comunitario e la negoziazione di spazi e risorse, in un lento processo di presa del potere e quindi di islamizzazione dal basso, così come sin dai suoi esordi in Egitto la Fratellanza si proponeva di fare. La strategia di lungo periodo, fondata su legalismo, vittimizzazione e dissimulazione, rappresenta una sfida per la coesione nazionale e per i principi di laicità e uguaglianza.

Di fronte a questo quadro complesso e preoccupante, il Rapporto suggerisce la necessità di acquisire una maggiore consapevolezza da parte delle istituzioni e della società civile delle potenziali derive che tali azioni potrebbero comportare, auspicando un approccio che sappia coniugare fermezza nei confronti degli estremismi e apertura verso la vasta comunità musulmana, valorizzandone le componenti moderate e integrate. Un approccio che una parte della politica e della società francese giudicano ormai già inefficace.

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