Fondi europei e tagli, Del Bono: «Abbiamo un problema lombardo»

L’analisi del vicepresidente del Consiglio regionale in merito alla gestione da parte della Giunta Fontana: «Non siamo solo una macchina amministrativa appesantita, in discussione anche le priorità politiche»
Emilio Del Bono in conferenza stampa mentre espone i dati
Emilio Del Bono in conferenza stampa mentre espone i dati
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L'argomento non è dei più semplici, «ma l’errore è quello di pensare che sia un tema per tecnici. Nulla di più sbagliato: è politico e sociale e come tale merita un dibattito serio». A parlare è il vicepresidente del Consiglio regionale, Emilio Del Bono, figura di spicco del Partito democratico bresciano e non solo. Il tema, mai come in questo periodo di estrema attualità, è quello relativo ai Fondi europei. E se sulla difesa della gestione – «che resti in capo alla Regione e non al Governo» – e della quantità (oggi sono oltre 6 miliardi di euro) tutte le forze politiche sono compatte, sulle scelte politiche e di programmazione il centrosinistra ha puntato il dito contro la Giunta Fontana.

I prossimi sette anni

«Oggi si parla di questo tema perché ci sarebbe la volontà per il prossimo settennio, 2028-2034, di trasferire la gestione dei Fondi europei al Governo centrale – ha spiegato l’ex sindaco di Brescia in conferenza stampa –. Su questo tema siamo compatti con il centrodestra, come sulla difesa delle risorse: si parla di ridurre di circa 1 miliardo e questo non va bene».

Nel settennio 2021-2027 i Fondi europei gestiti da Regione sono così suddivisi: 1,5 miliardi per il Fondo sociale europeo (Fse) e 2 miliardi per il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). A questi bisogna aggiungere 1,8 miliardi cofinanziati (Stato, Regione e Comuni). Per un totale di circa 5,3 miliardi di euro. Si superano i 6 miliardi di euro se si contano gli 827 milioni di euro del Psr (Piano sviluppo rurale-Pac). Nel Bresciano, esclusa la Pac, sono circa 300 milioni di euro, il 6%, per 930 progetti. Una dato questo che per Del Bono mette in evidenza «una mancanza di obiettivi e una polverizzazione delle risorse».

L’analisi della situazione

Ma la situazione per Del Bono è critica oggi. O meglio, è da tempo che Regione Lombardia «non è più la locomotiva d’Italia e questo vale per molte voci, come la Sanità pubblica: è necessario un cambio di passo della macchina amministrativa che è diventata molto pesante, ma servono anche scelte politiche diverse».

Sul fronte dello stato di salute della macchina amministrativa, Del Bono ha citato il giudizio di parificazione della Corte dei Conti lombarda sul Bilancio del 2024: «In sostanza scrive che i dati rendicontanti all’Unione europea non coincidono sempre con il Bilancio regionale e parla anche di discrepanze che “compromettono le valutazioni dell’effettiva capacità di impiego delle risorse”».

Ed è proprio sulla capacità di impegno e spesa – dati Igrue del 21 dicembre 2024 – «che emergono aspetti critici. Per quanto concerne il Fse siamo al decimo posto per capacità di impegno tra le 11 regioni più sviluppate, al sesto per la capacità di spesa.  Per quanto riguarda il Fesr siamo al quinto posto nell’impegnare le risorse e al secondo per capacità di spesa». 

Del Bono è poi entrato nel dettaglio del Fondo sociale, citando i dati forniti da una società indipendente incaricata proprio da Regione Lombardia. La prima relazione del settennio 2021-2027 «è arrivata però nel 2025 e anche qui emergono criticità. Ad esempio nella priorità 4, quella relativa all’occupazione giovanile, la capacità di spesa è pari allo 0,3%, quella di impegno al 4,1%. Si capisce che qualcosa non funziona, anche perché questo è uno dei tempi più significativi». Nel totale, nella relazione di Isri (Istituto studi relazioni industriali), si evince che le risorse programmate sono il 61,6%, quelle impegnate il 33,8% e i pagamenti il 19,7%.

Le scelte politiche

Ma poi il vicepresidente del Consiglio regionale ha voluto parlare anche delle priorità, delle scelte politiche. Qui si è soffermato sul Fesr e come dato più clamoroso ha evidenziato quello relativo all’housing sociale. «Per un tema così delicato e sentito dalla popolazione, su 2 miliardi di euro sono stati messi sul tavolo 24 milioni di euro per tutta la regione». Ha poi criticato anche i 40 milioni, «troppo pochi», per per la resilienza idrica, ossia per promuovere l’accesso sicuro all’acqua ai cittadini. O i 68 milioni per la mobilità urbana.

Disparità nella distribuzione

Un ultimo dato che emerge nei dati forniti da Del Bono è quello della distribuzione (fonte OpenCoesione al 31 dicembre 2025): dei 5,3 miliardi, nel Bresciano ne sono arrivati meno di 300 milioni, per l’esattezza 292 milioni per un totale di 930 progetti. A Milano, invece, sono arrivati più di 2 miliardi. «Praticamente la metà – ha concluso –. Ma la colpa non è di Milano, che essendo una delle città più importanti d’Europea è normale che abbia una capacità di attrarre risorse importanti. Ma deve essere la Regione a distribuire in maniera più uniforme e a seconda delle necessità i fondi sul territorio, per evitare sperequazioni».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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