Politica

Il campo largo bresciano non fa scuola: Azione resta al centro

La presa di posizione del partito di Calenda smorza le speranze di Pd e renziani
Antonio Borrelli

Antonio Borrelli

Giornalista

Fedrico Manzoni, Laura Castelletti e Thomas Bendinelli alla Festa del Pd
Fedrico Manzoni, Laura Castelletti e Thomas Bendinelli alla Festa del Pd

Ci sono gli entusiasti, gli scettici, gli attendisti. E, soprattutto, chi già si sfila. Escludendo che quanto accaduto a Brescia possa ripetersi a livello nazionale.

L’abbraccio in calzoncini tra Matteo ed Elly, personificazione di una possibile e inedita alleanza (quella che alcuni hanno già ribattezzato ironicamente «il patto dello spogliatoio») anima l’estate, altrimenti sonnolenta, nei circoli di partito. Anche a Brescia. E allora all’ombra del Cidneo il Pd sposa il campo largo, il Movimento cinque stelle lo condanna, Azione «resta al centro», Italia Viva si cruccia.

Le posizioni

Michele Zanardi, segretario provinciale del Pd, non ha dubbi: «A Brescia da anni cerchiamo di costruire un campo largo, da Italia Viva alla sinistra ambientalista. È il nostro disegno per provare ad essere competitivi e ambiziosi, auspichiamo lo stesso anche a livello nazionale».

Decisamente più cauto il segretario provinciale di Azione Marco Garza: «Renzi ha abituato ai colpi di scena e questo potrebbe essere l’ennesimo. Ne prendiamo atto: noi siamo in una fase di riflessione interna, per capire cosa fare in futuro, ma il progetto continua sulle basi sulle quali è nato».

Il laboratorio Brescia – dove da tempo si è scelta la strada del campo largo e dove si proseguirà nel solco delle alleanze – non sarà dunque replicato a livello nazionale. E chi potrebbe trovarsi nella posizione più «scomoda» nel siglare patti che includano anche la sinistra è la bresciana Maria Stella Gelmini, ma pare assodato che il destino di Azione sia quello di rimanere al centro, lontano da alleanze scomode.

Ma il climax di scetticismo raggiunge l’apice nel M5s, come conferma Dino Alberti: «Il campo largo? Per noi, e non solo per noi, è un campo santo. Sono convinto che il continuo parlarne sia deleterio per tutti tranne che per il Pd, e infatti Schlein ha tutto l’interesse ad alimentare il dibattito. Ma io invece dico: tagliamola qui, all’elettore non interessa nulla di queste alleanze. Ripartiamo invece da chi non è andato alle urne alle Europee, persone che non sono né di destra né di sinistra».

Nel quartier generale bresciano di Italia Viva si respirano incertezza e divisioni. «Non vedo alternative alla linea del nostro segretario – spiega il segretario provinciale di Iv Gianbattista Groli – ma nel partito c’è molto fermento tra chi è d’accordo e chi no». Groli parla di «realpolitik» di Renzi «per traghettare riformisti e progressisti verso una possibile alleanza, dopo che le europee hanno sancito la morte definitiva del terzo polo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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