Addio di Bankitalia, tra Senato e Parlamento sdegno bipartisan

Un addio che scuote tutta la politica, non solo locale. La paventata chiusura della sede bresciana della Banca d’Italia fa infatti saltare dalla sedia anche i parlamentari bresciani, che interpretano la decisione con una posizione dura e netta al di là delle appartenenze politiche.
Partito Democratico
Gian Antonio Girelli del Partito Democratico ritiene «del tutto incomprensibile come una qualsiasi azione di razionalizzazione della rete possa interessare una realtà socio economica come quella bresciana, tenendo conto che non si capiscono i parametri di questa presunta razionalizzazione che risultano del tutto incomprensibili sul piano dell’importanza strategica ed economica. Brescia e la sua grande provincia rappresentano con Milano, il traino della Lombardia, diventando uno dei territori di maggior sviluppo e potenzialità economica dell’Italia intera. Anche il Governo e i rappresentanti bresciani della maggioranza sono chiamati ad esercitare la loro funzione affinché questo proposito venga evitato».
Lega
Altra area politica, ma stessa linea, per il senatore della Lega Stefano Borghesi: «Esiste senza dubbio anche un problema di prestigio e di operatività che verrà meno». Borghesi parla di «motivazioni alla base del piano di riorganizzazione poco coerenti con la presenza più marcata del settore bancario sul territorio bresciano rispetto ad altre realtà come Bergamo. Verificheremo le ragioni di questa decisione e cercheremo per quanto di nostra competenza di evidenziare a Banca d’Italia che questa chiusura comporta più svantaggi che vantaggi al territorio per capire se ci sono i margini per un ripensamento».
Azione
Parla di «grave colpo per la nostra provincia» il deputato di Azione Fabrizio Benzoni. «Ora la politica tutta - provinciale, regionale, nazionale - lavori insieme al mondo imprenditoriale, che è quello che riceverebbe il più grave danno da questa decisione, per scongiurare quest’esito. I presupposti ci sono: la nostra provincia è fondamentale per l’impatto economico che ha sul Paese, la presenza di Banca d'Italia qui è un servizio a noi, a loro e al mondo economico della Lombardia orientale, che comprende le province di Mantova e Cremona. Spero vivamente in una battaglia congiunta e unanime».
Fratelli d’Italia
E le intenzioni per impegnarsi in una battaglia comune, a dispetto delle diverse appartenenze politiche, sembrano esserci. Lo conferma anche Gianpietro Maffoni, senatore in quota Fratelli d’Italia, con toni comunque più pacati rispetto a quelli adoperati dai colleghi degli altri partiti: «Siamo chiaramente dispiaciuti di questa scelta da parte di Banca d’Italia che, è giusto ricordarlo, è un organismo in alcun modo collegato con il Governo o con il Parlamento. Auspichiamo, e ci attiveremo in questo senso, affinché ci sia la certezza di continuità di lavoro per i collaboratori che ad oggi lavorano nella nostra città».
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