Banca d’Italia addio, Brescia vuole «un incontro col governatore»

Moraschini e Castelletti: «Scelta incomprensibile». E l’onorevole Almici «chiama» i ministri Giorgetti e Urso
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Bankitalia, le reazioni del mondo delle istituzioni e della politica
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Una scelta «incomprensibile» e, soprattutto, una decisione «dannosa per la nostra comunità». Per le istituzioni bresciane quello di ieri è stato un risveglio brusco: la notizia della chiusura della storica filiale della Banca d’Italia di corso Martiri della Libertà ha fatto sì scattare l’allerta, ma ha anche immediatamente messo in moto la macchina delle contromisure. Da un lato, il presidente della Provincia Emanuele Moraschini e la sindaca del capoluogo Laura Castelletti si sono mossi in maniera congiunta e coordinata per richiedere «un incontro urgente con il governatore».

Dall’altro, l’on. Cristina Almici ha subito messo in moto un pressing a Roma, chiamando in causa – attraverso un’interrogazione – i due ministri Giancarlo Giorgetti (Economia e Finanze) e Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy). Anche perché – come ribadiscono con fermezza tutti gli interlocutori – il «piano di Sviluppo delle funzioni e di adeguamenti degli assetti della rete territoriale», prevedendo la chiusura della filiale di casa nostra, contraddice le indicazioni del 2015, un dossier in cui Bankitalia aveva invece classificato come «di rilievo» la sede di Brescia, annunciando il rafforzamento del suo ruolo in quanto giudicato «ad ampia operatività».

Le reazioni

Tranchant il giudizio della sindaca: «Il distaccamento bresciano di Bankitalia, oltre a servire anche le province di Cremona e Mantova, ha una storia più che centenaria e certo non per caso: la nostra città e la nostra provincia sono da sempre simbolo di produttività ed efficienza. Nel nostro territorio trovano posto migliaia di imprese, senza dimenticare che il Bresciano conta oltre 1,2 milioni di abitanti. La chiusura della sede della Banca d’Italia in una città capoluogo di provincia con uno dei Pil più alti della nazione è una scelta illogica, che certo non accolgo con favore». Castelletti è decisa ad alzare la voce: «I bresciani che avranno bisogno dei servizi di Bankitalia dovranno recarsi a Bergamo o a Milano? Oltre due milioni di persone, non sono numeri sufficienti per mantenerla attiva?».

Città e provincia: la sindaca Castelletti e il presidente Moraschini © www.giornaledibrescia.it
Città e provincia: la sindaca Castelletti e il presidente Moraschini © www.giornaledibrescia.it

Sulla stessa lunghezza «di protesta» si snoda l’azione del presidente del Broletto: «La provincia di Brescia merita di mantenere un presidio così importante per la gestione finanziaria e il controllo bancario. Questa chiusura non solo segnerebbe un distacco simbolico dalla nostra comunità, ma avrebbe anche ricadute concrete sul tessuto economico e sociale locale». La filiale di Brescia –ricorda Moraschini – «ha un ruolo cruciale».

Cosa fa la Banca d’Italia

Tradotto in pratica: garantisce la vigilanza sulle banche locali, gestisce e controlla la circolazione di moneta in Lombardia e fornisce un punto di riferimento per i territori di Cremona e Mantova. «La sua presenza è un baluardo di stabilità finanziaria per il nostro sistema economico, soprattutto in un contesto in cui il numero di sportelli bancari continua a ridursi». Insomma, l’effetto domino è la perdita di servizi e di posti di lavoro.

L’appello congiunto si rivolge direttamente a Palazzo Koch: «Riveda questa decisione ingiustificata». Per questo, Moraschini e Castelletti invieranno una lettera in cui chiederanno «un incontro urgente con il governatore».

A Roma

L'onorevole Cristina Almici - Foto © www.giornaledibrescia.it
L'onorevole Cristina Almici - Foto © www.giornaledibrescia.it

Nel frattempo, a lavorare sulla sponda romana, è l’on. Almici. Che ha già depositato un’interrogazione per chiedere ai ministri Giorgetti e Urso quali iniziative intendano mettere in campo per «scongiurare una chiusura che solleverebbe gravi problemi». Il piano di riorganizzazione della rete della Banca Centrale italiana – secondo la deputata – «trascura alcuni aspetti peculiari del territorio bresciano. Brescia, in effetti, è una delle province che producono maggior Pil in Italia, vantando un comparto manifatturiero tra i più prolifici in Europa, senza considerare l’alta densità demografica della provincia e la sua posizione geografica strategica, sicuramente più orientata a est rispetto a Bergamo».

La strada, insomma, è quella di chiedere un’audizione. Anche se da Palazzo Koch – seppur informalmente – un messaggio informale sarebbe già arrivato attraverso qualche telefonata: quel piano era noto da mesi, anche alle sigle sindacali. Come a dire: il dado è tratto.

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