Oggi cade il ventesimo anniversario di un record assoluto. Nel pomeriggio dell’11 agosto 2003 la stazione meteorologica dell’istituto Pastori, punto di riferimento per la nostra città, rilevò una massima di +39,2°C, che ad oggi rappresenta il valore più alto mai raggiunto in oltre settant’anni di serie storica. Fu il culmine di quella che, a Brescia e provincia, entrò in archivio come l’estate più calda di sempre.
È facile prevedere l’obiezione di chi, nonostante tutto, cerca di negare l’evidenza: «ma come, vent’anni fa faceva più caldo di oggi? Che fine ha fatto il cambiamento climatico?». La risposta è molto semplice: non dobbiamo confondere un singolo evento (tempo) con ciò che invece avviene nel corso di svariati decenni (clima).
Ecco perché non ha alcun senso prendere in considerazione un singolo evento, come un’ondata di caldo, un temporale, una nevicata o un’irruzione fredda, e utilizzarlo per confermare o smentire una tendenza climatica globale, in atto da molti decenni. Sono due piani completamente diversi, che non possono e non devono essere confusi. Vent’anni fa le temperature hanno raggiunto un picco tuttora imbattuto, è vero, ma si è trattato di un singolo evento, relativo ad una zona geografica ben precisa e collocato all’interno di una singola stagione.
Per concludere, ecco un dato che fa riflettere. Il mese di luglio da poco concluso, a livello globale, è stato il più caldo dell’intera serie storica analizzata dal Centro Europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (1940-2023). A Brescia non è stato così, anzi: in passato abbiamo vissuto mesi ben più caldi, ma ciò non rappresenta di certo una contraddizione. Mai confondere ciò che avviene su scala globale con ciò che avviene su scala locale.
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