«Girls in action-Pakistan 2025»: il racconto al Cai Brescia

L’istruttrice bresciana Erminia Devoti ha partecipato al progetto umanitario con 23 ragazze del luogo. Appuntamento giovedì 26 marzo alle 20.30 in via Villa Glori 13
Le protagoniste del progetto umanitario - © www.giornaledibrescia.it
Le protagoniste del progetto umanitario - © www.giornaledibrescia.it
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«Girls in action – Pakistan 2025» è il progetto che sarà raccontato domani, giovedì 26 marzo, alle 20.30 nella sede del Cai Brescia in via Villa Glori 13. Una forma d’alpinismo che interpreta la montagna e lo sport come spazio di libertà e di competenze condivise, opportunità di cambiamento, solidità di roccia e di rapporti umani. L’incontro, organizzato da Roberto Micheli, rientra nei «Giovedì del Cai Brescia» ed è dedicato al racconto di un progetto che ha visto protagoniste cinque alpiniste italiane e 23 ragazze pakistane di età compresa tra 17 e 23 anni.

Il progetto

L’iniziativa è partita dall’associazione Mountain Wilderness, che con il supporto dei due accademici del Cai Carlo Alberto Pinelli e Francesco Cappellari, ha organizzato la trasmissione di conoscenze alpinistiche in forma di lezioni pratiche e teoriche ad un gruppo di ragazze provenienti dalle regioni dello Swat e del Chitral.

La declinazione al femminile del progetto umanitario in chiave alpinistica che si è svolto alla fine della scorsa estate è dovuta alla necessità di rispettare rigide consuetudini sociali e religiose locali.

Il gruppo di cinque esperte italiane è stato così composto da Sara Pozzetti, Lorenza Pratali e Francesca Zennaro, oltre che dall’alpinista Sarah Haase di Montichiari e da Erminia Devoti, istruttrice della Scuola di alpinismo e di scialpinismo «Adamello Tullio Corbellini» del Cai Brescia, che hanno operato tra le montagne della zona dell’Hunza, all’estremità settentrionale del Pakistan, vicino al confine con la Cina. «Questo corso ha rappresentato l'esperienza alpinistica e umana più bella della mia vita, l’apoteosi della mia attività di istruttrice», racconta Erminia Devoti che aggiunge: «Per me la montagna è una scuola di vita. Ho potuto esprimere questo valore in forma condivisa anche con le altre istruttrici, e sono tornata dal Pakistan ricevendo più di quello che ho dato alle nostre straordinarie allieve».

In quale contesto avete operato?

«Lo Swat è la regione più integralista del Pakistan. Le ragazze vivono in condizioni molto diverse dalle nostre per i pochi punti di incontro tra la cultura occidentale e quella musulmana, e il nostro gruppo di italiane ha rappresentato un esempio di libertà».

Che rapporto hanno le ragazze locali con la montagna?

«Quasi nessuno. Non avevano mai visto un ghiacciaio né camminato su un sentiero, e a partire da questa situazione il nostro è stato un corso di alpinismo a tutti gli effetti. Ci siamo impegnate per fornire una preparazione adeguata a una figura professionale come quella dell’accompagnatore di media montagna che c’è in Italia».

I riscontri come sono stati?

«Abbiamo incontrato ragazze sveglie, volonterose e con tanta voglia di imparare. L’alpinismo si è posto come un’opportunità per entrare nel loro cuore e fare sperimentare una condizione di libertà e di emancipazione. Lo scambio da donna a donna ha raggiunto un livello umano molto intenso».

L’appuntamento

La serata è ad accesso libero e si terrà nella sede del Club Alpini Italiano sezione di Brescia in via Villa Glori 13. Saranno presenti tutti i protagonisti e verrà proposta in anteprima nazionale la proiezione del film «Girls in action. Un orizzonte di libertà» realizzato da Carlo Ferro, Riccardo Marchese e Carlo Alberto Pinelli.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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