Outdoor

Concatenamento storico sul Monte Bianco per Luca Ducoli e la sua cordata

Con Mirco Grasso e Giacomo Mauri hanno unito il «Divine Providence» e il «Pilone Centrale del Freney»
Ruggero Bontempi
Ducoli  tra Grasso e Mauri © www.giornaledibrescia.it
Ducoli tra Grasso e Mauri © www.giornaledibrescia.it

Un duplice viaggio nella storia dell’alpinismo, lungo le vie della leggenda tracciate da grandi scalatori che permangono come un faro di riferimento per le generazioni che li seguono.

Protagonista della doppia avventura che sta suscitando ammirazione in tutta la comunità alpinistica italiana è il giovane scalatore camuno Luca Ducoli che, in cordata con Mirco Grasso e Giacomo Mauri, ha realizzato pochi giorni fa un grandioso concatenamento nel gruppo del Monte Bianco.

«La cosa che mi piace dell’alpinismo è che quando sali le vie importanti è come prendere un libro in mano e rileggere la storia con le tua mani», premette Luca.

L’impresa

Ognuna delle due tappe della storia verticale delle Alpi che i tre giovani scalatori hanno salito in sequenza, in una progressione di concezione audace e innovativa, può rappresentare da sola un traguardo prestigioso per un alpinista molto preparato.

Il concatenamento è rappresentato dalla via Divine Providence sul Grand Pilier d’Angle aperta nel 1984 dai fortissimi alpinisti francesi Patrick Gabarrou e François Marsigny, e dal Pilone Centrale del Freney, un pilastro elegante e slanciato lungo il quale, nel 1961, si è consumata una grande tragedia che ha visto tra i protagonisti anche il grande Walter Bonatti.

«Ho sempre sognato di mettermi alla prova su queste due vie», racconta Luca.

«L’idea di salirle assieme non è mai venuta in mente a nessuno, data anche la lunghezza del suo sviluppo e la complessità logistica e dell’avvicinamento. Quando Mirco Grasso l’ha proposta ci è sembrata una bella sfida da raccogliere per sperimentare l’intesa in parete tra lui, me e Giacomo, dato che il 25 maggio prossimo partiremo assieme per una spedizione in Pakistan con Matteo Della Bordella».

Il concatenamento

«Siamo saliti venerdì 24 aprile all’Aguille du Midi e alle due di notte ci siamo svegliati per andare all’attacco della parete est Grand Pilier d’Angle. Dopo avere salito tutto lo zoccolo abbiamo attrezzato un bivacco alla base delle lunghezze di corda più difficili, che iniziano a metà parete circa».

Il bivacco in parete © www.giornaledibrescia.it
Il bivacco in parete © www.giornaledibrescia.it

Li aspettava un’altra giornata impegnativa: «Ci siamo mossi alle prime luci dell’alba e, raggiunta la cima, non abbiamo proseguito verso la cima del Monte Bianco come si fa solitamente, ma abbiamo mantenuto fede al nostro progetto. Ci siamo quindi calati per raggiungere la base del pilone centrale del Freney, ai piedi del quale abbiamo trascorso una fredda notte. Siamo partiti con il buio e abbiamo percorso la rampa ghiacciata che porta all’attacco. Verso metà pomeriggio ci siamo riuniti sul piccolo spazio sommitale dove ci siamo stretti la mano. Da qui sono seguite altre tre ore molto faticose per raggiungere la cima del Monte Bianco, sia per la stanchezza accumulata, sia per le pessime condizioni della neve».

Dopo una notte finalmente comoda trascorsa alla capanna Vallot la splendida cavalcata è conclusa il giorno successivo con la discesa a Chamonix, dove i tre alpinisti hanno preso d’assalto una panetteria.

Serve recuperare forze, anche per alimentare nuovi sogni verticali. Ora il Pakistan li attende.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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