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Grazie bosco nostro quotidiano, che ci proteggi dalle frane

Ruggero Bontempi
Fondamentale è la capacità di intercettare la pioggia nella parte superficiale del terreno e la quantità di acqua dispersa in atmosfera mediante la traspirazione
Il faggio, una delle piante che più preserva il territorio delle nostre valli, prevenendo il dissesto
Il faggio, una delle piante che più preserva il territorio delle nostre valli, prevenendo il dissesto
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Il dissesto idrogeologico si configura come una tipologia di emergenza che dalla dimensione planetaria si declina fino a quella locale, e nelle sue diverse manifestazioni tocca da vicino anche numerosi comuni della provincia di Brescia, come hanno testimoniato ancora una volta recenti studi e analisi statistiche.

Il bosco come barriera naturale

Si utilizza questo termine per accorpare due distinti ambiti che riguardano il rischio idraulico e quello geomorfologico, il primo dei quali indica l’esposizione alle inondazioni, e il secondo a fenomeni franosi che possono movimentare lungo un versante materiale terroso, lapideo e detritico.

Per la stabilizzazione dei versanti un ruolo rilevante viene svolto dalla vegetazione. L’uomo ha sempre attribuito al bosco un’attitudine protettiva, tuttavia questa passa talvolta in secondo piano rispetto ad altre funzioni, anche se la comunità scientifica riafferma la sua importanza mediante studi che mettono in relazione discipline diverse.

Come gli alberi contrastano il dissesto

Se l’acqua è il fattore che influenza in maniera decisiva i fenomeni franosi aumentando le forze sfavorevoli al mantenimento della stabilità dei pendii, la copertura vegetale è un elemento naturale di contrasto. I boschi infatti sono in grado di ridurre il deflusso superficiale e le portate di piena a valle, fanno aumentare i tempi di corrivazione e la capacità di laminazione delle piene da parte dei bacini, e riducono il tasso di erosione superficiale del suolo.

In che modo il bosco esercita queste funzioni? Sono fondamentali la sua capacità di intercettazione della pioggia che avviene a livello della parte superficiale del terreno, l’infiltrazione che avviene a livello del suolo, e la quantità di acqua dispersa in atmosfera mediante la traspirazione.

Radici, lettiera e biodiversità

Le piante con le loro chiome agiscono come una sorta di schermo meccanico che intercetta le precipitazioni trattenendone una parte, mentre altre frazioni sono intercettate dalla lettiera e altre direttamente evaporate. La lettiera, assieme alla copertura erbacea e arbustiva, smorza inoltre la forza battente delle gocce in caduta, e in questo modo provoca una diminuzione della velocità dell’acqua e conseguentemente della sua capacità disgregatrice.

La funzionalità protettiva del bosco nei confronti del suolo risulta maggiore quando gli apparati radicali sono diversificati e gli alberi hanno età e dimensioni diverse, e la realizzazione di interventi selvicolturali adeguati può ulteriormente supportarlo in questo ruolo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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