I videogiochi sono utili o pericolosi in adolescenza?

Il gioco nei primi anni di vita serve per l’apprendimento ma rimane il pericolo della dipendenza
Due persone giocano a un videogioco
Due persone giocano a un videogioco
AA

Di videogiochi ultimamente si parla molto e quasi sempre si conclude con la domanda: «Ma faranno bene o male?». La risposta è complessa perché sappiamo da sempre che il gioco nei primi anni di vita serve per l’apprendimento, favorisce la concentrazione e l’attenzione ed è strumento di socializzazione.

Così la gran parte dei videogiochi durante la crescita aiuta a sviluppare soluzioni strategiche e a far fronte a situazioni complesse, stimola l’attività mentale e le capacità decisionali. Molti di essi, anche se non tutti, nel corso dell’età adulta servono per interrompere le attività quotidiane e concedersi un momento di relax.

Ma accanto a questi aspetti positivi ve ne sono numerosi che hanno un carattere negativo. Di rilievo c’è la tendenza a produrre un distacco dalla realtà e il rischio di ritiro dalle relazioni sociali. Il pericolo maggiore, comunque, rimane la dipendenza, molto simile a quella determinata dalle sostanze psicoattive. Un rischio presente ad ogni età, ma in crescita esponenziale nella fase adolescenziale soprattutto se l’attività del gioco online diventa prevalente e riduce il tempo da dedicare allo studio e a reali rapporti amicali.

L’allarme oggi sui videogiochi è alto. Si parla sempre di più di rischio per il gioco d’azzardo online e, anche se non abbiamo dati precisi dei casi in carico presso strutture per la cura del disturbo da gioco d’azzardo patologico, è ragionevole ritenere che il 70% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni giochi più o meno abitualmente.

Il che non significa che siano già tutti dipendenti o giocatori problematici, ma vuol voler dire che almeno un terzo di loro si fa dare denaro dalla famiglia per giocare senza che nessuno lo sappia e, secondo le ricerche, uno su cinque rischierà un comportamento problematico.

Anche il Papa nell’abituale incontro di fine anno con i rappresentanti dei Comuni italiani, ha ricordato la «piaga del gioco d’azzardo che rovina molte famiglie... ed è un grave problema educativo, di salute mentale e di fiducia sociale».

Di fatto i videogiochi di oggi, come ha scritto di recente su Avvenire il giornalista Andrea Ceredani, assomigliano sempre di più alle slot machine perché usano le stesse dinamiche del gioco d’azzardo legalizzato. Sollecitano la cosiddetta ricompensa casuale, ovvero l’idea che una bella vincita sia sempre possibile. Questo è quello che mantiene alto il desiderio di «tentare in continuazione la fortuna» come capita al Super Enalotto e questo nonostante la probabilità di centrare il 6 milionario sia una su quasi 44 milioni! In questo modo il passaggio dai videogiochi al gioco d’azzardo è più facile e più semplice.

La prevenzione è fondamentale e dovrebbe partire il prima possibile con l’osservazione attenta dei minori. Perché quando un preadolescente a 12-13 anni passa 4-5 ore online coi videogiochi, non si sta divertendo, tanto meno si sta rilassando, ma corre il rischio elevato di sviluppare in adolescenza una dipendenza patologica.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@News in 5 minuti

A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...