Opinioni

Veni, vidi, postai: il paradosso del turismo in montagna

I motivi per fare un’escursione non sono più legati al raggiungimento di una meta, ma al dovere autoimposto di dimostrare di esserci stati attraverso un selfie o un video postato sui social
Ruggero Bontempi
Un selfie scattato in quota - © www.giornaledibrescia.it
Un selfie scattato in quota - © www.giornaledibrescia.it

L’estate 2025 che si è da poco conclusa sarà ricordata in Italia per l’elevato numero di turisti nelle località alpine, e purtroppo anche per il consistente numero di vittime in montagna. C’è tuttavia un altro aspetto che ha caratterizzato il recente periodo estivo, e riguarda le motivazioni che hanno spinto in quota molte persone che hanno scarsa familiarità con questi ambienti.

«Veni, vidi, postai». La celebre frase pronunciata da Giulio Cesare per informare dell’esito favorevole della battaglia di Zela si riscrive ai tempi della comunicazione social, e attualizza il finale con una vittoria simboleggiata dalla diffusione di una foto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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