Il Venezuela tra liberazioni ed equilibri internazionali

Il governo venezuelano ha iniziato a liberare i prigionieri politici nelle carceri del regime di Maduro. Nelle ultime ore sono state liberate alcune decine di detenuti europei. Per l’Italia, il cooperante umanitario italiano Alberto Trentini, da oltre un anno in prigione con l’accusa di cospirazione contro il governo, e l’imprenditore immobiliarista Mario Burlò. Non è una novità che il Venezuela liberi prigionieri stranieri, usati come merce di scambio per aggirare gli embarghi. Tuttavia, il governo in carica, presieduto ad interim da Delcy Rodriguez, ci tiene a far sapere che si tratta di un gesto di «convivenza pacifica» con la comunità internazionale, mentre l’amministrazione Trump sostiene che la liberazione dei prigionieri è solo una delle conseguenze dell’arresto di Maduro. Nel frattempo, decine di famiglie di prigionieri politici si sono riunite fuori ai centri di detenzione in attesa di notizie. I dati ci dicono che circa un migliaio di «oppositori del regime» sono tuttora imprigionati.
Lo scenario è complesso. Non è ovviamente casuale che mentre avviene la liberazione dei detenuti, il Venezuela riprende le esportazioni di petrolio grezzo, ferme in ragione dell’embargo imposto dagli Usa a metà dicembre del 2025. La produzione totale di petrolio grezzo era scesa da 1 milione e 160mila barili (dati novembre 2025) a circa 800mila barili (gennaio 2026). Nelle ultime ore, due superpetroliere sono dirette verso gli Usa trasportando 1 milione e 800mila di barili di petrolio grezzo. Si tratta della prima tranche di un accordo tra Caracas e Washington per fornire 50 milioni di barili di petrolio grezzo agli Usa.
La «Dottrina Monroe 2.0» elaborata da Trump e dai «neocons» è chiara su questo punto: l’America Latina è sotto il controllo degli Usa. Non sono ammissibili ingerenze europee, né accordi economici e commerciali. Resta però da vedere come andrà avanti l’accordo commerciale tra Mercosul e Comunità Europea. In questo caso, diventa cruciale la posizione del Brasile, al quale gli Usa guardano come un importante partner.
Vi è inoltre la questione dei movimenti in difesa del regime «chavista», che chiedono la liberazione di Maduro. Il «Movimento Senza Terra» brasiliano sta inviando brigate in Venezuela per unirsi agli «chavisti» in difesa del governo in carica contro eventuali altri attacchi statunitensi.

Per tali motivi, il governo si trova in una posizione delicata. Da una parte, intende accreditarsi come «degno di fiducia» agli occhi dell’amministrazione Trump, e delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, ma dall’altra parte deve dar conto a un ampio movimento politico-sociale che intende lottare per la sovranità del Venezuela al grido «fuori Trump dall’America Latina!». È previsto un calendario di eventi di mobilitazione, in dialogo con i movimenti di mobilitazione anti Trump negli Usa, e la creazione di un bollettino giornaliero «Venezuela em foco» (Focus sul Venezuela) per diffondere la vera informazione sullo stato reale del Venezuela.
Fabio Gentile, docente di Scienze Politiche, Università federale del Cearà, Fortaleza (Brasile)
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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