Alberto Trentini e Mario Burlò sono tornati in Italia
Alberto Trentini e Mario Burlò sono in Italia dopo una detenzione in Venezuela durata più di 400 giorni. Ad accoglierli a Ciampino la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «La nostra felicità ha un prezzo altissimo – ha detto Trentini – abbiamo bisogno di serenità ma le sofferenze non si cancellano». Anche l’imprenditore piemontese Burlò, atteso in aeroporto dai figli Gianna e Corrado, ha sottolineato che «è stata durissima». Lungo abbraccio tra Trentini e la madre Armanda. «È stata tanto in pensiero», ha detto la premier al cooperante. Il nuovo governo venezuelano di Delcy Rodriguez si è detto disponibile a lavorare con i paesi europei: «Procediamo verso una nuova agenda».
Trentini era arrivato in Venezuela il 17 ottobre di due anni fa per una missione con le ong Humanity e Inclusion. Il 15 novembre di due anni fa, mentre stava raggiungendo Guasdalito dalla capitale Caracas, è stato fermato ed arrestato – senza conoscere le ragioni – a un posto di blocco, insieme all'autista della ong. Lì è iniziata la sua odissea durata 14 mesi.
La liberazione
Un incubo durato 423 giorni: il cooperante italiano, Alberto Trentini,ha varcato l'uscita del carcere El Rodeo di Caracas intorno alle 23 di domenica, quando in Italia era notte fonda. Con lui anche l'imprenditore piemontese Mario Burlò, detenuto anch'egli da 14 mesi. La svolta dopo mesi di trattative portate avanti a fari spenti dalle autorità italiane, dopo le ore di «speranza e attesa» per il blitz degli Stati Uniti con la cattura di Nicolás Maduro e l'improvvisa accelerazione nelle ultime 72 ore.
Ad annunciare la liberazione è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani intorno alle 5 del mattino di lunedì. «Ho parlato con i nostri due connazionali, che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia», scrive via social.
Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas.Lo ho appena comunicato al Presidente del Consiglio @GiorgiaMeloni che ha sempre seguito la vicenda in prima persona. .Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone…
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) January 12, 2026
Dopo pochi minuti è la premier Giorgia Meloni ad esprimere la sua «gioia e soddisfazione» ringraziando la presidente Rodriguez per la «costruttiva collaborazione dimostrata».
Le prime dichiarazioni
Dopo la scarcerazione i due italiani sono stati portati in ambasciata. «È stato tutto così improvviso. Inaspettato», ha ammesso Trentini nei primi minuti da uomo libero aggiungendo che in carcere «sono stati trattati bene, non ci hanno torturato». Il cooperante ha immediatamente contattato i genitori, Armanda ed Ezio, che dalla loro casa al Lido di Venezia hanno seguito con «angoscia» gli sviluppi degli ultimi giorni.

Ai Trentini è arrivata anche la telefonata del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la quale il capo dello Stato ha condiviso la «felicità» per la conclusione positiva della vicenda dopo «tanta sofferenza». La madre Armanda nella tarda mattinata di ieri è poi salita a bordo di un'auto per raggiungere Roma.
La trattativa
Una trattativa che ha vissuto varie fasi dopo il blackout iniziale, durato settimane, in cui non si conosceva il luogo di detenzione e da Caracas filtravano generiche e fumose accuse di terrorismo. Da subito è apparso chiaro che il terreno di confronto era accidentato e lastricato di insidie. Accelerazioni e colpi di freno improvvisi.
Proprio prima di Natale, la madre Armanda non aveva nascosto la sua amarezza per una situazione che sembrava non avere sbocchi. «Il governo deve mettere in campo un'azione più incisiva», l'appello lanciato dalla donna che ad agosto ha anche inviato una missiva al Papa per chiedere un suo intervento «di mediazione».
Nei mesi Trentini ha potuto contattare l'Italia una manciata di volte. Telefonate di pochi minuti dal carcere di massima sicurezza per rassicurare sulle sue condizioni di salute.
Lavoro diplomatico
Nel weekend si è consumata una vera e propria corsa contro il tempo per riportarlo a casa. In campo tutti gli attore della trattativa: dall'amministrazione americana, alla diplomazia vaticana, Farnesina e intelligence: un lavoro senza sosta culminato con la telefonata del ministro degli Esteri di Caracas a Tajani in cui ha annunciato la liberazione. «Un grande lavoro della nostra diplomazia, un successo del governo – rivendica il capo della Farnesina – che ha saputo interloquire e cogliere il cambiamento che c'è stato in Venezuela».
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