Veleni, passioni, rinascite e ori: le Olimpiadi chiudono in gloria

Gianluca Barca
Record di medaglie per l’Italia, in totale 30, con una partecipazione altrettanto record di 196 atleti
Federica Brignone
Federica Brignone
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L’Italia ha stabilito il suo record di medaglie alle Olimpiadi invernali, 30, con una partecipazione altrettanto record di 196 atleti. Superiore al passato anche il numero di titoli in palio, 116. Erano stati 24 nell’edizione cortinese del 1956. Quando si parla di gigantismo olimpico non si possono ignorare questi numeri.

Così un record che sembrava assoluto, almeno per il nostro Paese, le 13 medaglie, conquistate in un arco di tempo che va dal 1936 al 1960, dallo schermidore Edoardo Mangiarotti è stato battuto dalla «short tracker» Arianna Fontana, la cui specialità è stata riconosciuta ufficialmente come disciplina sportiva meno di sessant’anni fa e ammessa ufficialmente ai Giochi solo dal 1992. Mangiarotti parafrasando Don Abbondio si domanderebbe: ma lo short track cos’è?

Da record assoluto anche l’ormai più volte sottolineato «modello diffuso»: sette poli principali o siti olimpici, distribuiti tra Lombardia, Veneto e le Province Autonome di Trento e Bolzano, in totale 22.000 chilometri quadrati per ospitare le 16 discipline in programma.

Ora che la fiamma olimpica è stata spenta, si può dire: è andato tutto bene. Anche se tra i tanti limiti che sono stati battuti vanno conteggiati pure quelli dei prezzi di alberghi e tribune: a Cortina si è parlato anche di 4mila euro a notte nei giorni delle gare di Goggia e Brignone, e di 650 per il Curling, cui data la situazione molti hanno preferito appassionarsi comodamente seduti sul divano di casa, davanti al televisore.

E pazienza se ci sono state telecronache al limite della decenza, al punto che il direttore di Rai Sport si è dovuto dimettere dopo aver ispirato varie gag, esilarante quella di Crozza, e suscitato lo sciopero dei giornalisti dell’emittente pubblica nazionale.

Il merito dei Giochi, di medaglia in medaglia, è di aver ancora una volta appassionato l’Italia. Gli sport invernali, del resto non sono proprio ecumenici: solo una piccola parte del Paese ha piena familiarità con giaccio e neve. E difatti oltre il 42% degli atleti della squadra azzurra veniva dal Trentino-Alto Adige, e un altro 30% da Piemonte, Veneto e Lombardia.

La Olimpiadi hanno affascinato perché offrono l’intero spettro delle emozioni umane: la gioia, quella dei tanti saliti sul podio (il fondista norvegese Klaebo, 6 medaglie d’oro!) e anche di chi, pur non conquistando alcuna medaglia, è stata festeggiata come fosse una vincitrice: Dorotea Wierer, tre volte campionessa del mondo di biathlon, giunta, a trentasei anni, alla fine della carriera. Il quinto posto nella mass star le è valso un’ovazione.

Noi abbiamo celebrato le prestazioni straordinarie di Giovanni Franzoni, ragazzo bravo e generoso. Peccato che qualcuno abbia cercato di trascinarlo in una polemica che non merita e non gli appartiene. La disperazione: quella della slalomista norvegese Atle McGrath, caduto nella seconda manche dopo che aveva chiuso in testa la prima. Ha scelto di nascondersi nel bosco per mascherare la delusione.

L’intelligente costanza di Federica Brignone, risorta vittoriosa da un incidente che sembrava precluderle addirittura la partecipazione i Giochi. Il temerario azzardo di Lindsey Vonn, finito inevitabilmente male, ma non privo dei soliti rilievi mediatici e inevitabilmente «social».

Last but not least si stima che le Olimpiadi abbiano creato oltre 5 miliardi di euro di valore, 3 dei quali di lascito infrastrutturale sul territorio. Se poi piste e impianti faranno la fine di quelli di Torino 2006, questa è un’altra storia. Bill Clinton avrebbe detto: «It’s the economy stupid». E per molti è l’unica cosa che conta. Assai più dei valori olimpici. Esistono ancora?

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