Opinioni

Una zia un po’ fata e un po’ pirata

Fifì diventa la zattera a cui aggrapparsi e non perdere del tutto la speranza: la sua casa al centro del paese resta quella dei nipoti, degli amici e della famiglia intera
Ogni suo gesto ha il potere di sconfinare oltre le mura domestiche - Foto simbolica
Ogni suo gesto ha il potere di sconfinare oltre le mura domestiche - Foto simbolica
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Quando Tina va alla Rsa dove sta sua madre Michela, cerca di tenerla nel presente raccontandole fatti di famiglia e ogni tanto si ferma, fingendo di dimenticare i dettagli. Michela ha perso quasi tutti i ricordi, tranne quelli di zia Fifì. E, in effetti, la zia Serafina è uno di quei personaggi che sono stati creati dalla realtà per far impallidire la fantasia. Fifì era la prozia di Tina, sorella della nonna e quindi zia di mamma Michela… uno di quei giri di parentela articolati da raccontare ma facili da vivere.

Michela è la prima di quattro fratelli. Il padre muore precocemente per un grave incidente e, negli anni Trenta del secolo scorso, in un paese del sud (ma sarebbe stato uguale ovunque), la vita di una famiglia monca è pericolosamente esposta al flagello della povertà e della deriva sociale. Ci sarebbe la soluzione facile di un nuovo matrimonio, che era una soluzione molto praticata anche senza aspettare per forza la formalità dell’innamoramento, ma la vedova non ne vuole sapere. Unico riparo è la casa del nonno, che fa il guardiano del cimitero e che vive con la moglie e la figlia femmina, Serafina.

Serafina è l’ultimogenita e un tipo particolare: indossa i calzoni, tiene sempre in tasca un pugnale, cavalca a pelo ed è impegnata politicamente. Ovviamente all’opposizione e quindi, a quei tempi, nel ruolo più difficile. Cresciuta senza paura tra le tombe, sa anche organizzare scherzi che fanno saltare anche i nervi più saldi. É lei, più del padre, a farsi carico dell’educazione dei nipoti e della loro tutela nel vasto mondo che si sta preparando alla guerra.

Zia Serafina diventa Zia Fifì e inizia ad assumere i contorni della leggenda e il profilo del supereroe. Qualsiasi cosa faccia è destinata a scavalcare il confine generazionale per entrare diritto nella storia di famiglia. Ogni suo gesto ha il potere di sconfinare oltre le mura domestiche. Come quando va all’ospedale e mette a soqquadro il reparto per accertarsi che uno dei bambini venga ben curato e persino il medico non può che obbedirle. Di fatto, date alla mano, è una ragazzina che cresce nipoti che potrebbero essere fratelli minori, ma cui riserva un trattamento che un pirata destinerebbe alla ciurma. O che una fata madrina concederebbe alla propria protetta.

Zia Fifì diventa la zattera cui aggrapparsi per tutta la guerra e non perdere del tutto la speranza. Fifì si fa a sua volta adulta, si sposa e ha figli propri, ma la sua casa al centro del paese resta la casa anche dei nipoti e degli amici propri e della famiglia intera. Una casa tanto accogliente da diventare il rifugio ambitissimo persino dai pronipoti. Lei resta sempre Zia Fifì (sempre tutto maiuscolo) anche se ormai gli anni sono tanti e indossare i calzoni non è più un’audace sfida e portare un coltello in tasca sarebbe reato e lei, in fondo, la lama l’ha usata sempre e solo per pulire le verdure prese dall’orto e, soprattutto, da pirata ha completato la trasformazione da pirata a grande chioccia ben agguerrita che veglia fin sulla testa dell’ultimo discendente.

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