Il giusto giro di carte

Costanza ha avuto una grande storia d’amore quando era all’università. Lei e Augusto formavano una di quelle coppie su cui sembrava si potesse puntare per vincere la scommessa sull’esistenza del vero amore. È durata fino a quando hanno acceso un mutuo per la casa. Lì scoppia l’iridata bolla in cui vivevano.
Dopo, all’apparenza, non ne va dritta una, tanto che Costanza decide che basta, non è fatta per avere un partner. Lascia perdere. Impara ad andare in vacanza con le amiche e poi a viaggiare da sola. È capace di andare al cinema, al ristorante, in un museo o in un paese straniero in compagnia solo di se stessa. Magari per qualcuno è normale, ma non è dello stesso avviso una larga parte della popolazione.
Poi qualcosa cambia. Gli anni che avanzano? Una fase che si chiude? Qualcosa che si risolve dentro? Non è dato saperlo, perché va bene stare in armonia con se stessi, ma nemmeno nei monologhi interiori riusciamo a dirci tutto, figurarsi spiegarlo agli altri.
Costanza ha voglia di avere qualcuno accanto. Un desiderio irrazionale e quasi urgente. Stando alle sue parole: «Avevo la piena consapevolezza di aver vissuto una vita fortunata, senza grossi problemi di lavoro, in salute, con la mia famiglia d’origine che non aveva mai smesso di essere un punto di riferimento, nemmeno quando eravamo in totale disaccordo. Eppure, tutta la gratitudine di questo mondo non mi faceva sentire esente dal diritto di reclamare di più. Non sono mai stata per la logica dell’accontentarsi, tanto meno per quella della soddisfazione al ribasso».
Stabilisce che deve guardare l’umanità attorno con un atteggiamento differente e aprirsi alla possibilità di qualcuno che possa essere un compagno di vita, convinta che l’amore bussi alla porta a condizione che tu abbia almeno il nome sul campanello. Non è facile, anche perché Costanza – come chiunque si abitui a coabitare principalmente con se stesso – ha convinzioni e abitudini che la portano, le prime a controbattere con puntiglio e le seconde a non scostarsi dalle proprie radicate routine.
Costanza si incaponisce. Si ostina. È un po’ delusa e un po’ frustrata. La situazione sfugge di mano, si incarta e comincia a lamentarsi sonoramente. Fino a che un’amica le propone la lettura delle carte. Costanza ha sempre rifuggito tutto ciò che non è razionale, logico, pianificabile.
Cede a questa sua amica, che le magnifica la tecnica con cui a lei stessa le avevano lette, con estrema efficacia. Costanza accetta, e l’amica le preannuncia grandi cose. Nel giro di pochi mesi, Costanza incontra un uomo che le interessa. Vanno a vivere insieme nel giro di un anno. Ed è a quel punto che l’amica confessa di aver detto cose a caso, sorteggiando carte che nemmeno erano tarocchi. In fondo, è lei la vera zebra a pois.
Costanza non esclude che le carte possano essere lette con contezza da qualcuno che lo sa fare, ma ha stabilito – anzi, visto il tipo, ha decretato – che a volte serva qualcosa di insolito per svoltare il cuore. Insomma: sorteggiate carte a caso, raccontatevela nella maniera giusta e andate per la vostra strada. Diventerà quella giusta.
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