Ormai il sistema politico italiano è prigioniero di sé stesso e di alcuni fattori che lo spingono a privilegiare l’apparenza e il marketing elettorale sulla sostanza. Il bipolarismo è ormai tornato ai livelli del 2008, con un sistema nel quale i passaggi di voti fra destra e sinistra sono minimi, mentre la battaglia è all’interno degli schieramenti.
I social media e, in generale, il sistema informativo tendono a polarizzare e ad estremizzare le scelte, trasformando simpatizzanti in ultras. I partiti hanno compreso che, di fronte allo scenario di uno stadio elettorale nel quale gli unici posti occupati sono quelli delle due curve – le fazioni in lotta – mentre le tribune (quelle occupate un tempo dal voto d’opinione, laico e pragmatico, oggi molto affievolito se non scomparso) sono state svuotate dall’astensionismo. Se a votare vanno solo persone convinte e agguerrite, la moderazione e il dialogo non servono. Ecco perché c’è una grande rincorsa a fidelizzare i propri e ad esasperare il conflitto.




