Migranti: politiche chiare, non scontri e déjà-vu

In questi giorni assistiamo a una nuova puntata della tenzone tra politica e magistratura. Sul tema migranti urgono politiche efficaci di livello europeo
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni - Foto Epa/Wael Hamzeh © www.giornaledibrescia.it
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni - Foto Epa/Wael Hamzeh © www.giornaledibrescia.it
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Sembra di ritrovarsi in una sorta di bolla senza tempo. In questi giorni assistiamo ad una nuova puntata dell’interminabile, quarantennale (almeno, nella sua fase più acuta) tenzone tra politica (pezzi di sistema politico) e magistratura (settori di magistratura). Una vicenda che non sorprende nessuno: è una sorta di déjà vu permanente, solo si radicalizza sempre più.

Odora di interminabile, uggiosa, scontata campagna elettorale. Che peraltro non appassiona, procedendo per rime scontate e in fin dei conti banali. Come sempre ha ragione il presidente Mattarella, che in buona sostanza dice: state zitti. I magistrati parlino con le sentenze, la politica, ovvero partiti, Parlamento e Governo, scrivendo leggi e norme e producendo politiche pubbliche efficaci. Invece si moltiplicano gli strepiti, in un crescendo di inflazione di (cattiva) comunicazione.

Tutto questo al di là del merito, ovvero la vicenda dell’esternalizzazione in Albania di una (modesta) parte della gestione dei migranti. Si tratta di un capitolo ulteriore, creativo, costoso ed essenzialmente finalizzato alla comunicazione politica, ovvero il tentativo di mostrare all’opinione pubblica e all’elettorato, prima di tutto il proprio elettorato, di fare comunque qualcosa, rispetto alla questione della gestione dei migranti. Che è uno dei grandi buchi neri delle politiche dell’Unione Europea e in concreto di ciascuno dei Paesi membri: basti pensare a quel che sta succedendo in Germania o in Polonia, per non parlare sempre dei Paesi del Mediterraneo.

Già: proprio questo è il punto. In realtà l’Unione da anni brancola nel buio più fitto a proposito della gestione del fenomeno migratorio. Supplisce la giurisprudenza, ovvero l’applicazione delle norme del diritto europeo, prodotto dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che prevale sul diritto nazionale.

Tutto qui, dal punto di vista formale e istituzionale. Dal punto di vista sostanziale ci sono le persone in carne ed ossa, ci sono storie, drammi, speranze, vite di cui tutti noi non possiamo non farci carico. Prima di tutto appunto con risposte istituzionali adeguate. Proprio per disciplinare da un lato i necessari flussi, dall’altro per stroncare il traffico di esseri umani.

Vedremo se il decreto approvato ieri dal Consiglio dei ministri può chiarire la gestione dei rimpatri e dei «Paesi sicuri». Quel che è certo è che urgono politiche efficaci di livello europeo. Su cui devono convergere tutte le istituzioni, nell’interesse di tutti. La consegna del silenzio, che i protagonisti non rispetteranno, ma noi cittadini possiamo tramutare nello staccare la spina rispetto a discorsi e conflitti ripetitivi e inutili, non dando credito ai vari pifferai, può aiutare, aiutare molto.

Francesco Bonini, rettore della Libera Università Maria Santissima Assunta - Lumsa, Roma

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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