Opinioni

Trasporti gratis per under 18, scelta che incide e investe su una generazione

Il provvedimento rappresenta un aiuto concreto alle famiglie. Ma ancor prima che economico, il cambiamento è culturale
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Giovani all'interno della metropolitana - Foto Neg/Matteo Biatta © www.giornaledibrescia.it
Giovani all'interno della metropolitana - Foto Neg/Matteo Biatta © www.giornaledibrescia.it

Ci sono decisioni amministrative che fanno discutere per qualche giorno e poi finiscono nell’archivio della politica senza lasciare il segno. Altre, invece, hanno la capacità di incidere sulla vita quotidiana delle persone. La scelta di rendere gratuito il trasporto pubblico per gli under 18 residenti in città appartiene alla seconda categoria.

C’è chi – obiezione prevedibile – liquiderà la misura come una mossa elettorale giusto per non venire meno alla tradizione nazionale. È tipico del nostro Paese quello di sminuire, contestare o bocciare qualsiasi scelta dell’avversario politico. A prescindere dal provvedimento, nel più classico esempio di doppia morale. «Se lo faccio è giusto, se lo fanno gli altri no».

Ma la politica, se vuole ancora provare ad essere credibile agli occhi degli elettori, si misura sui fatti. E questo è un fatto: da settembre migliaia di ragazzi potranno salire su autobus e metropolitana senza che i genitori debbano acquistare un abbonamento. Si può discutere se sia la priorità giusta, se il costo sia sostenibile o se le risorse avrebbero potuto essere destinate altrove.

Quello che è difficile sostenere è che non si tratti di un intervento concreto per le famiglie che stanno pianificando il bilancio – pesante – tra libri di testo, mense, pre scuola e dopo scuola. Con un figlio è più semplice, con due è come avere un terzo figlio. Fermarsi al costo però significherebbe perdere di vista il quadro globale.

Non si tratta infatti di regalare un abbonamento – questa mossa avrebbe sì il sapore di uno spottone elettorale anche se per la Loggia si andrà a votare tra due anni – ma vuol dire investire su una generazione. Uno studente che prende autobus e metropolitana fin da piccolo difficilmente vedrà il trasporto pubblico come un ripiego. Lo considererà un modo normale di muoversi.

È un cambiamento culturale prima ancora che economico. Vuol dire anche responsabilizzare i figli, facendoli muovere da soli senza che mamma e papà siano taxisti fino alla maggiore età. E magari ne guadagnano anche traffico e ambiente.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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