Tradizione e istanze dei tempi: tre prime volte di Leone XIV

La visita in Turchia e in Libano, dal 27 novembre al 2 dicembre. Il Messaggio ai giovani per la loro 40esima giornata diocesana il 23 novembre (quella internazionale sarà nel 2027 a Seoul). E la firma del documento «Dilexi te», presentato il 9 ottobre
Il primo viaggio di Prevost sarà in Turchia e in Libano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il primo viaggio di Prevost sarà in Turchia e in Libano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Il pontificato di papa Leone è sempre più guardato con la lente di ingrandimento, a volte in modo inopportuno perché il particolare oscura la compiutezza dell’insieme. Fra le sue scelte ce ne sono tre alquanto significative: il suo primo viaggio apostolico, il suo primo messaggio per la «Giornata della Gioventù» e il suo primo documento: la esortazione apostolica «Dilexi te».

Per quanto riguarda il suo primo viaggio è stato lo stesso papa Leone ad illustrarlo: sarà in Turchia e in Libano dal 27 novembre al 2 dicembre. Sono due Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, crocevia di incontri e di scontri. In Turchia, come ha ribadito lo stesso pontefice, si recherà per i 1.700 anni del Concilio di Nicea e in Libano per portare un messaggio di speranza a «un Paese che ha sofferto tanto».

Si tratta di un viaggio che da un lato rimarca il volto di una Chiesa fedele alla Tradizione che ha portato, di generazione in generazione, la verità cristiana; dall’altro una Chiesa «ospedale da campo» sensibile alle sofferenze di una umanità martoriata e bisognosa di pace vera e duratura. Il Libano può essere una «icona» di tanti drammi in diverse parti del mondo.

Dal Concilio di Nicea è scaturito, in una Chiesa unita, quella sintesi della fede che anche oggi professiamo nella formula del Credo. Questa professione, anche se irrilevante nel contesto secolarizzato di oggi che spinge a valutare la Chiesa più per le opere assistenziali che per la verità che da sempre annuncia, dalla visita del Papa a Nicea esprime che la Chiesa non vuole assolutamente smettere anche oggi di annunciare che «Gesù è il Signore».

Papa Leone XIV - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Papa Leone XIV - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Poi la visita in Libano, martoriato per conflitti interni, anche di matrice religiosa, e per ingerenze esterne: dalla presenza del Papa potrà ricevere un messaggio di speranza e un auspicio per quella pace fondamentale in Medio Oriente, soprattutto dopo la tristissima guerra nella striscia di Gaza.

Un secondo atto significativo di papa Leone è il suo primo Messaggio ai Giovani in occasione della loro quarantesima Giornata che sarà diocesana, in calendario per il 23 novembre, mentre quella internazionale sarà in Corea del Sud, a Seoul, nel 2027. Il Papa invita i giovani ad essere non solo amici di Gesù ma anche suoi testimoni, trovando in Cristo Signore la risposta a domande che nessun cellulare può dare. E li invita pure all’impegno, soprattutto quello organizzato «per rimuovere le diseguaglianze e riconciliare comunità polarizzate e oppresse». Né manca di ricordare loro che esiste una carità politica, per «costruire nuove condizioni di vita per tutti».

Nel messaggio del Papa ai giovani c’è un passaggio di una sola riga che dice molto di più di quanto può sembrare: «Non seguite chi usa le parole della fede per dividere». Una preziosa indicazione per i giovani, messi in guardia non solo dalle guerre di religione ma pure dal fatto che all’interno della Chiesa trovano varie anime e sensibilità. E purtroppo ci sono persone che proprio in nome della fede creano contrapposizioni, ostilità, chiusure. La fede invece è ragione di fraternità; se mette al primo posto la appartenenza, non favorisce la testimonianza e l’impegno. E purtroppo spesso l’appartenenza, a cominciare da quella basilare fra coloro che sognano un ritorno al passato e coloro che sono solo presi dal futuro, diventa un condizionamento non indifferente per la testimonianza libera e serena dei giovani.

Infine papa Leone ha recentemente firmato il suo primo documento: la esortazione apostolica «Dilexi te» («Ti ho amato»), presentata il 9 ottobre. Si tratta di un testo scorrevole, sintetico, distribuito in cinque capitoli. Il contenuto vuole essere capitale per la Chiesa che «non conosce nemici da combattere ma uomini e donne da amare». Una Chiesa che si lascia guidare dal vangelo e non dalle ideologie, anche nel Duemila deve essere accanto agli ultimi del mondo.

«La tradizione – si legge nell’esortazione – ha ispirato nuove forme di azioni di fronte alle schiavitù moderne: il traffico di esseri umani, il lavoro forzato, lo sfruttamento sessuale, le varie forme di dipendenza. La carità cristiana quando si incarna diventa liberatrice. E la missione della Chiesa, quando è fedele al suo Signore, è sempre di annunciare la liberazione (...) Quando la Chiesa si inchina per spezzare le nuove catene che legano i poveri, diventa un segno pasquale».

In questa prospettiva Papa Leone è non solo in continuità con lo stile del pontificato di Francesco ma pure con lo stile della Chiesa di sempre che ha messo i poveri e i bisognosi al primo posto, in tutti i secoli. E pure la Chiesa dell’ultimo Concilio con la sua «opzione fondamentale dei poveri». Con papa Leone il cammino della Chiesa continua, fedele alla sua tradizione e attenta ai segni dei tempi.

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