In una società che esalta la ricchezza e l’abbondanza e che vede riemergere un pensiero che giustifica le disuguaglianze tra persone, gruppi e classi sociali, anziché combatterle, la stessa povertà viene sempre più considerata come un fatto inevitabile. Che sia oggi necessario un nuovo discorso sulla povertà è stato ribadito più volte da papa Leone XIV in questi primi mesi di pontificato e non è casuale che l’amore verso i poveri sia al centro della sua prima esortazione apostolica «Dilexi te» (ti ho amato). La perentoria affermazione di papa Leone XIV che la povertà e l’aiuto ai poveri rimandano a una questione di giustizia prima che di carità è un invito a prestare attenzione anche ai meccanismi sociali, economici e strutturali.
Una condizione nella quale entrano in gioco fattori a volte ereditati, spesso non intenzionali e non sempre collegabili al presunto merito o demerito delle persone. Questi meccanismi sociali ed economici disfunzionali e generatori di disuguaglianze stanno dietro la condizione del senza tetto che vive per strada, della famiglia sfrattata, dell’utilizzatore dei dormitori e delle mense pubbliche, dell’anziano solo che non può permettersi le cure mediche.




