Opinioni

La povertà non è destino, serve un nuovo sguardo

I Flash Report della Caritas diocesana di Brescia hanno segnalato, negli ultimi anni, sempre più lavoratori che non arrivano a fine mese o non riescono a far fronte a spese straordinarie
Valerio Corradi

Valerio Corradi

Editorialista

Un senzatetto
Un senzatetto

In una società che esalta la ricchezza e l’abbondanza e che vede riemergere un pensiero che giustifica le disuguaglianze tra persone, gruppi e classi sociali, anziché combatterle, la stessa povertà viene sempre più considerata come un fatto inevitabile. Che sia oggi necessario un nuovo discorso sulla povertà è stato ribadito più volte da papa Leone XIV in questi primi mesi di pontificato e non è casuale che l’amore verso i poveri sia al centro della sua prima esortazione apostolica «Dilexi te» (ti ho amato). La perentoria affermazione di papa Leone XIV che la povertà e l’aiuto ai poveri rimandano a una questione di giustizia prima che di carità è un invito a prestare attenzione anche ai meccanismi sociali, economici e strutturali.

Una condizione nella quale entrano in gioco fattori a volte ereditati, spesso non intenzionali e non sempre collegabili al presunto merito o demerito delle persone. Questi meccanismi sociali ed economici disfunzionali e generatori di disuguaglianze stanno dietro la condizione del senza tetto che vive per strada, della famiglia sfrattata, dell’utilizzatore dei dormitori e delle mense pubbliche, dell’anziano solo che non può permettersi le cure mediche.

Forse la povertà è una questione scomoda perché rende evidenti le disparità che si annidano tra le pieghe della vita sociale e mostrano come l’essere al di sopra o al di sotto della soglia del benessere materiale non sia un fatto statistico. Inoltre, oggi osserviamo che la povertà è tutt’altro che un fenomeno circoscritto nel nostro Paese. L’Istat calcola che in Italia oltre un quinto della popolazione è a rischio di povertà, che sono in povertà assoluta 2 milioni e 200mila famiglie e circa 1 milione e 300mila minori. Sono circa 270mila le persone che si rivolgono ai centri di ascolto e ai servizi della rete territoriale delle Caritas diocesane.

Papa Leone XIV - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Papa Leone XIV - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Anche nelle province del Nord Italia sono presenti segnali critici. I risultati dell’indagine «My People» del 2024 (rielaborati da Polis Lombarda) che ha coinvolto un campione di famiglie in tre ambiti regionali (Lombardia, Toscana e Campania) mostrano che anche a Brescia sono presenti famiglie in condizioni di vulnerabilità e di svantaggio soprattutto in merito a indicatori come la precarietà economica e reddituale (difficoltà ad arrivare alla fine del mese o a far fronte a spese impreviste) e la deprivazione materiale (quantità di cibo a pasto e accesso alle visite mediche specialistiche). Anche quando non è estrema, la povertà è una condizione che risulta sempre meno estranea a coloro che sono integrati socialmente e nel mondo del lavoro e che possiedono un titolo di studio e una casa (un tempo «sicuri» fattori di protezione contro l’impoverimento).

I Flash Report della Caritas diocesana di Brescia hanno più volte segnalato, negli ultimi anni, la consistenza del fenomeno dei Working poor, lavoratori e lavoratrici che non arrivano a fine mese o non riescono a far fronte a spese straordinarie (con nuclei numerosi, a volte in situazione di separazione o divorzio) che chiedono piccoli prestiti e supporti prevalentemente per la gestione dei generi alimentari e per le spese dell’abitazione.

In una fase storica nella quale aumenta una visione squalificante e colpevolizzante dell’impoverimento e delle persone povere abbiamo bisogno di un nuovo discorso e di una nuova strategia sulla povertà che la consideri insieme ad altre questioni aperte (istruzione, salute, lavoro, casa). È necessario interrogarsi e agire sulle cause strutturali di questa condizione, ben sapendo che la dignità umana non si misura col metro del successo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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