Da piccola Oriana aveva una scatola del tesoro. Era una vecchia confezione per i biscotti al burro che all’inizio aveva adoperato per metterci le carte da gioco prese dal mazzo con cui giocavano i nonni: si era fatta regalare quelle piene di numerini per il calcolo del punteggio di alcuni giochi. Era convinta si trattasse di un messaggio criptato.
Prese poi l’abitudine di conservare lì alcune cose molto preziose nei suoi parametri: una fototessera del papà da giovane, una spilla da balia con le perline infilate sopra, un frammento di vetro smussato dal mare, un sassolino con piccole screziature scintillanti, un bottone trovato nella tasca di un cappotto appeso all’attaccapanni. Avete presente, no? Quelle scatole che ha avuto chiunque sia stato bambino fino agli anni Ottanta.


