Tra il 7 e il 14 ottobre ha luogo in Vaticano il primo test importante, dall’inizio del pontificato di Leone XIV, per comprendere lo stato della coesione interna dei vertici della Chiesa. Il 19 marzo scorso, infatti, in occasione del decimo anniversario dell’esortazione apostolica post-sinodale «Amoris laetitia» («Sull’amore nella famiglia», 19 marzo 2016), Leone annunciava di aver convocato i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per un incontro per comprendere i «passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie». Si tratta di un atto di recezione del pontificato di Francesco e del suo documento più audace sulle questioni morali, e quindi il più controverso, specialmente nella chiesa americana nella quale è nato Prevost. Con le sue aperture sulla questione dei divorziati risposati, dell’omosessualità e sulle situazioni «irregolari», era previsto che Amoris laetitia avrebbe trovato terreno difficile. Ma in pochi si aspettavano la resistenza contro Francesco, con cardinali e vescovi americani a ventilare la possibilità di un papa eterodosso.
Organizzato congiuntamente dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita e dalla Segreteria Generale del Sinodo, la formula di questo incontro (187 partecipanti, 22 dei quali invitati dal papa) è simile a quella del summit sugli abusi del febbraio 2019 (in maggioranza, i presidenti delle conferenze episcopali).
Non è un sinodo, né un concistoro di cardinali, ma una rappresentanza qualificata dell’episcopato mondiale, con la partecipazione di ventidue laici e laiche dai cinque continenti. Questa riunione prevede, rispetto al sinodo sulla famiglia e matrimonio del 2014-2015, un maggiore controllo da parte del Vaticano. D’altro canto, Leone XIV ha aggiunto alla lista dei partecipanti alcuni nomi importanti, tra cui i tre cardinali di diocesi negli Usa (Blase Cupich di Chicago, Robert McElroy di Washington, e Joseph Tobin di Newark) e il vicepresidente della conferenza episcopale, Daniel Flores: noti non solo per le loro aperte critiche a Trump, ma anche per un eccezionale (per la chiesa americana) coraggio nel promuovere Amoris laetitia.
Il dibattito fa parte del confronto della dottrina sociale della chiesa sia con la cultura «woke» progressista a sinistra sia con la reazione post-liberale e anti-liberale di provenienza americana e anglosassone a destra. Amoris laetitia aveva visto la sinistra cattolica allinearsi politicamente e in modo selettivo a papa Francesco. Allo stesso tempo, esponenti dell’ala tradizionalista avevano messo in dubbio (anche con dubia di cardinali sottoposti all’ex Sant’Uffizio) l’ortodossia del papa gesuita, nonostante abbondanti messe in guardia contro l’identitarismo post-moderno da parte del magistero bergogliano.

Papa Leone si è posto di fronte a queste questioni divisive senza cercare i titoli ad effetto, ma anche senza celare una lettura realistica della situazione della chiesa nel mondo contemporaneo. Lo stile di Leone tende a evitare lo scontro e a non prendere una parte contro l’altra, come per esempio nel suo rapporto con i gruppi – molto diversi tra loro - dei cattolici Lgbtq. Soprattutto, per Leone la sinodalità nella chiesa inizia dalla collegialità con e tra i vescovi.
Dall’aprile 2016 a oggi la chiesa ha visto non solo il cambio di pontificato, ma anche lo choc dei vescovi di un intero continente – l’Africa – rimandare al mittente e a breve giro di posta la decisione del Vaticano (Fiducia supplicans, 18 dicembre 2023) di aprire alle benedizioni di cattolici in coppie omosessuali. Non meno importante la stagnazione del Sinodo tedesco e delle sue istanze di riforma radicale.
Nei rapporti tra chiesa e mondo esterno, invece, per capire quanto sia cambiato nell’ultimo decennio basta una parola sola: Trump. Questioni nuove hanno iniziato a dividere la chiesa. Il summit su Amoris laetitia parlerà di famiglia, matrimonio, di teologia morale e di prassi pastorale. Le battaglie attorno alla morale sessuale erano iniziate alla fine degli anni Sessanta.
Oggi, anche in America, la biopolitica etno-nazionalista ha cambiato le linee di faglia. I cattolici sono più divisi sull’immigrazione che sulla contraccezione o l’omosessualità. Tuttavia, questo summit vaticano dirà molto sugli equilibri interni a una chiesa che si è mostrata, finora, straordinariamente unita al suo papa. Leone XIV sa bene che Amoris laetitia è stata, durante il pontificato di Francesco, agli occhi di un certo militantismo cattolico, la cartina di tornasole su cui misurare la cattolicità del papa.




