Il sovraffollamento in carcere non permette riscatto e giustizia

Il Consiglio comunale di Brescia si appresta a discutere la relazione annuale sui diritti delle persone private della libertà, un documento che restituisce una fotografia periodica della situazione penitenziaria cittadina: una realtà riguardante l’intera città. La relazione è stata presentata nel corso di una seduta della Commissione Servizi alla persona che, diversamente dall’ormai consolidata tradizione, non ha potuto svolgersi alla Casa circondariale Nerio Fischione, Canton Mombello.
I dati della relazione evidenziano una ormai durevole condizione di forte criticità in termini di sovraffollamento. Al 31 dicembre 2025, Canton Mombello ospitava 386 persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 182 posti, con un tasso di sovraffollamento pari al 212%, tra i più elevati in Lombardia e in Italia. Anche la Casa di reclusione di Verziano registra una pressione significativa, con 130 presenze a fronte di 71 posti disponibili.
Sono numeri che incidono concretamente sulla gestione quotidiana degli istituti. Il sovraffollamento è il principale fattore di pressione sull’intero sistema, con effetti che si ripercuotono su tutti gli aspetti della vita detentiva e sull’attuabilità dei percorsi di reinserimento sociale. Non si tratta solo di una questione organizzativa, ma di una condizione che incide sull’esecuzione della pena e sulla sua coerenza coi principi costituzionali. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha già condannato l’Italia per il sovraffollamento carcerario, come trattamento inumano e degradante, imponendo rimedi compensativi che portano a riconoscere ai detenuti di Canton Mombello un giorno di riduzione pena ogni 10 giorni trascorsi in cella.
È il paradosso, inaccettabile, di uno Stato che risarcisce la violazione dei diritti fondamentali verso persone che esso stesso ha il compito di accompagnare nel percorso di ritorno alla legalità. La composizione della popolazione detenuta pone ulteriori elementi di riflessione. Nella Casa circondariale cittadina, circa il 49% delle persone detenute è di origine straniera, con provenienze da circa 30 Paesi diversi. Questo dato evidenzia come, accanto ai comportamenti individuali, possano incidere anche fattori legati allo status giuridico e amministrativo delle persone, che in alcuni casi limita l’accesso al lavoro regolare, alle misure alternative o a percorsi di stabilizzazione, contribuendo ad accrescere condizioni di vulnerabilità e, indirettamente, il rischio di coinvolgimento in circuiti di illegalità.

Si segnala comunque una popolazione detenuta sempre più eterogenea, con la presenza significativa sia di persone giovani spesso giovanissime, sia di persone anziane, portatrici di più bisogni sanitari e assistenziali. Vi è poi la popolazione femminile, ospitata a Verziano, con le sue specificità.
La qualità del sistema penitenziario dipende anche dalla capacità di costruire una rete efficace tra istituzioni, servizi territoriali e realtà della società civile per offrire percorsi di riabilitazione che evitino la recidiva. Accanto alla detenzione intramuraria – in attesa di un reale cronoprogramma in merito alla ristrutturazione di Canton Mombello e di ampliamento di Verziano – la buona notizia è che cresce il numero dei detenuti che sconta la pena attraverso misure alternative, inserite in percorsi di esecuzione penale esterna che coinvolgono direttamente il territorio, i servizi sociali, il mondo del lavoro e il volontariato. Si tratta della cosiddetta «giustizia di comunità», un modello che consente di coniugare responsabilità, controllo e reinserimento, e che richiede la partecipazione attiva delle istituzioni locali e della società civile. Ma per dare forza a questa tendenza serve di più: più opportunità abitative, formative, sociali. La rete bresciana, anche attraverso l’impegno, l’attenzione e la disponibilità della Direzione dei due penitenziari cittadini – che ringraziamo davvero –, offre un buon modello di coinvolgimento tra istituzioni pubbliche e private.
La discussione della relazione in Consiglio comunale (che verrà fatta oggi, ndr) rappresenta quindi un momento di confronto pubblico e di assunzione di responsabilità civile e istituzionale, nella consapevolezza che i modi di esecuzione della pena hanno a che fare con la città, possono contribuire a renderla più sicura in quanto capace di rieducare e reintegrare: di offrire reali possibilità di riscatto e quindi di giustizia.
Arianna Carminati, garante dei detenuti; Roberto Rossini, presidente del Consiglio comunale di Brescia
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