Opinioni

La signora della bottiglia, una storia quasi termale

La furbizia di chi approfitta delle cose degli altri è solo una versione stropicciata dell’intelligenza scomposta e maleducata
Augusta Amolini

Augusta Amolini

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La signora della bottiglia, una storia quasi termale - © www.giornaledibrescia.it
La signora della bottiglia, una storia quasi termale - © www.giornaledibrescia.it

Che le acque termali facessero bene lo avevano capito già gli antichi romani. Noi, secoli dopo, continuiamo a scoprire «l’acqua calda» senza soffrire di sinusite o di dolori articolari: saltelliamo nelle piscine tentando di disinfiammare lo stress che portiamo addosso come uno zaino.

L’antica usanza di «passare le acque» per favorire la nascita di bambini è andata fuori moda. Oggi le terme sono diventate soprattutto un territorio per ospiti maturi, attirati più dagli abbondanti buffet e dai balli di gruppo che da cure bronchiali o rimedi contro i reumatismi.

Si immergono nelle stesse acque, apprezzate un tempo da Maria Teresa d’Austria e Carlo Goldoni. Una cameriera, che sembra conoscere aneddoti curiosi, racconta che al Grand Hotel di Abano soggiornò anche Winston Churchill. Sua nonna lavorava lì come «fanghina», e applicò argilla termale sui lombi di molti personaggi illustri.

Oggi, sono i marmi preziosi a ricordare quei fasti. Gli arredi e i lampadari di Murano testimoniano un passato di élite volatilizzato, mentre i turisti attuali passeggiano rilassati tra vecchi alberghi abbandonati, perfetti per ricreare l’atmosfera del film «Shining».

Il declino non risparmia nessuno. Nemmeno la signora di mezza età che entra in sala da pranzo e scambia con disinvoltura le sue bottiglie d’acqua quasi vuote con quelle piene dei tavoli vicini. Un piccolo furto, compiuto per giunta con poca destrezza, dato che alcuni ospiti se ne sono accorti e si divertono a tenerla d’occhio.

In un luogo dove l’acqua termale è un elemento di cura, quella minerale diventa un bottino, con l’unico vero rischio di concludersi con una solenne figuraccia. Forse un vago senso di impunità spinge la donna a questo minuscolo illecito. Il prezzo modesto di una bottiglia potrebbe liquidare la faccenda come una bazzecola, una distrazione momentanea di buon senso

Se non fosse che l’onestà è semplice, segue le regole dell’educazione: o c’è, o non c’è. Non contempla una gradazione intermedia. La furbizia di chi approfitta delle cose degli altri è solo una versione stropicciata dell’intelligenza scomposta e maleducata.

Si può manifestare perfino in una bottiglia d’acqua che poteva essere chiesta senza esitazione, qualora ce ne fosse stato davvero il bisogno. Diciamolo: certe persone sono strane, si perdono in un bicchiere d’acqua, minerale, liscia o frizzante. In fondo, il mondo è bello perché è vario, anche se, talvolta, dà l’impressione di essere semplicemente avariato.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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