«Mamma ho da fare chiamami domani»

Da tempo Angela ha smesso di coltivare amicizie e interessi. E solo oggi riconosce l’errore di aver privilegiato le necessità delle figlie
Una madre insieme alla figlia - © www.giornaledibrescia.it
Una madre insieme alla figlia - © www.giornaledibrescia.it
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Ogni tanto, Angela si pente di essersi dedicata totalmente alle figlie. Le succede quando la tristezza la assale e, per scambiare quattro chiacchiere, telefona: in cambio riceve una risposta frettolosa, quasi spazientita. «Mamma, adesso ho da fare, chiamami domani». Puntuale, richiama il giorno dopo.

Da tempo ha smesso di coltivare amicizie e interessi, ormai non saprebbe nemmeno a chi altro rivolgersi. Talvolta ha l’impressione di mendicare un po’ di compagnia, e allora rovista fra i pensieri per trovare la malattia di suo marito, che in pochi mesi ha cancellato ogni progetto. Ricorda di essersi rimboccata le maniche per crescere da sola quelle due bambine che oggi, bonariamente, la prendono in giro dicendo che «perde i colpi».

È come se avessero dimenticato le mattine in cui si alzava prestissimo per rassettare la casa e poi accompagnarle a scuola. Forse avrebbe dovuto dirglielo che, per non sentire quel vuoto doloroso, voleva solo dormire. Loro ignorano che ripeteva come un mantra: «Devo reagire!». Per anni Angela si è sentita un ibrido di mamma e papà, e ha preferito nascondere quanto le fosse insopportabile cavarsela da sola. Eppure ce l’ha fatta, trovando nel lavoro il miglior alleato per alleggerire il peso della solitudine.

Oggi riconosce l’errore di aver privilegiato le necessità delle figlie: sarebbe stato meglio se avesse dato ascolto anche ai suoi bisogni. Come tutti i figli, anche le sue sono state «vampire» di affetto e, seppure senza malizia, le hanno impedito di ritagliarsi uno spazio tutto suo. Si sono messe di traverso anche quando, in ufficio, un collega le aveva rivolto attenzioni sincere. Solo oggi si rendono conto di quanto la presenza di un nuovo compagno avrebbe diminuito l’obbligo di occuparsi di lei.

Ma tant’è: Angela ha rinunciato anche alla sua femminilità pur di non contrariarle, dato che non contemplavano neppure l’idea che potesse rifarsi una vita. E allora, una madre che ha messo da parte ogni desiderio per dedicarsi alla famiglia, a chi può fare riferimento quando diventa anziana e si sente sola?

Questo è uno di quei casi in cui le responsabilità si trasformano in gabbia e i doveri finiscono per soffocare il diritto all’autodeterminazione. È fin troppo facile confondere l’amore con l’egoismo: il confine, spesso, è sottile fino al punto di scomparire. Da una mamma ci si aspetta tutto, ma nessun figlio dovrebbe avere la pretesa che a lei non resti proprio niente.

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