Da Mattarella un monito che guarda già alle politiche

La visita del Presidente della Repubblica al Csm ci fa capire che è bene che si cambi registro: c’è da fare tesoro della sua esortazione al rispetto reciproco
Sergio Mattarella al Csm - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Sergio Mattarella al Csm - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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A mali estremi, estremi rimedi. È in fin dei conti questo il senso del fuori programma del Presidente della Repubblica al Csm. Per la prima volta in undici anni si è recato al palazzo intitolato a Vittorio Bachelet, ucciso dalla Brigate Rosse, di cui ricorre ora il centenario, in un’occasione non formale. A sorpresa, come aveva fatto per le felici occasioni dei Giochi olimpici, ha partecipato ad una seduta di routine per dire in forma impeccabilmente istituzionale che ancora un mese di una campagna elettorale così orribile, violenta e del tutto sopra le righe sarebbe stato assolutamente insopportabile per ciascuno di noi, ma anche per il Paese. Determinando due conseguenze. O avrebbe generato un totale disgusto, non prendendo i cittadini sul serio un crescente innalzamento della pressione e dunque staccando la spina dell’attenzione, oppure avrebbe comportato l’inoculazione di bacilli di violenza, come se non ce ne fossero abbastanza in circolazione. Il primo disarmo, ce lo insegna papa Leone, è quello delle parole.

Dunque basta. E non a caso all’unisono, Governo, maggioranza e opposizione si sono immediatamente allineati: tutti d’accordo con il Capo dello stato, ovvero l’arbitro che, come succede quando c’è troppa tensione sugli spalti ferma il gioco e convoca i capitani. Questa subitanea unanimità certo è una buona notizia. Ma è lecito anche chiederci quanto durerà. Dovesse durare, come tutti ci auguriamo, sarebbe un punto importante per la politica italiana. Che ha tanto, tanto bisogno di consolidamento, ovvero della piena legittimazione delle istituzioni, tutte, a partire da quelle giudiziarie, come ha ricordato per la seconda volta in pochi giorni, qualunque sia l’esito del referendum.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Per questo è importante che si cambi registro, tutti cambiano registro, prima di tutto perché non conviene a nessuno, nonostante le apparenze nel vortice delle bordate a chi la spara più grossa. Poi perché questo registro sarà quasi inevitabilmente quello che determinerà il tono della campagna elettorale per le elezioni politiche di cui quella referendaria rappresenta una sorta di prologo, di anteprima. Con il rischio di azzopparci per l’immediato futuro. Nel quale non ci saranno solo le elezioni, precedute a novembre da quelle americane di medio termine, ma l’Unione europea, che dovrà continuare a fare scelte decisive.

E, visto come stanno gli altri principali partner, l’Italia ha molto da dire e da fare in questo processo. Ma può giocare un ruolo, qualunque sia il Governo, se dietro c’è quel tessuto istituzionale, la cui tenuta è la preoccupazione e il senso dell’intervento del presidente Mattarella. Che non parla di sentimenti e neppure di concetti politici tutto sommato astratti. Usa il concetto di interesse. Rileggiamo le parole conclusive di un discorso breve, sereno, chiaro e forte: «Avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica». Che poi in concreto è quello di ciascuno di noi.

Francesco Bonini, rettore della Libera Università Maria Santissima Assunta Lumsa, Roma

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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