Opinioni

I sedili di legno del cinema dove scoprii «Manhattan» di Allen

Dall’Ambra al Moretto, dall’Adria all’Astra: i pomeriggi del sabato tra pellicole, monetine contate al botteghino e prime scoperte da adolescenti
Giovanna Capretti

Giovanna Capretti

Vicecaposervizio

Manhattan di Woody Allen
Manhattan di Woody Allen

Si stava meglio quando si stava peggio, o forse no. Però nella mia memoria, il bianco e nero di «Manhattan» di Woody Allen visto dai sedili di legno del cinema Ambra di via Trieste, ormai «...anta» anni fa ha ancora il sapore di una rivelazione, e il gusto delle prime uscite da adolescente con i compagni di scuola. Rigorosamente il sabato pomeriggio.

Colori e odori

I cinema stavano tutti nel perimetro del centro storico, ed erano la scusa per venire in città. Ad ogni sala, nella mia memoria, è associata una pellicola, un colore, un odore particolare. I cartoni animati Disney dell’infanzia, quando al cinema si andava una volta l’anno, a Santo Stefano o all’Epifania: ho vaghi ricordi di un Pinocchio, mentre gli Aristogatti all’Aquiletta (ora è l’auditorium San Barnaba) sancirono l’addio alla fanciullezza, assieme alle calze di cotone al ginocchio sotto la gonna a pieghe. Era il 1970 (ho controllato). Al cinema ci sarei tornata per «Manhattan», come ho già detto. E fu un bel salto... A stretto giro, «Il tempo delle mele» al Moretto, e sembrava di aprirsi ad un mondo nuovo.

L’Ambra era la sala d’essai, film di seconda visione a prezzo popolare. Al Centrale, sotto i portici di corso Zanardelli, pesanti tendaggi color petrolio impregnati ancora del fumo di sigaretta (ora è una luminosa parafarmacia) seguii per oltre tre ore un fascinoso Warren Beatty nei meandri della rivoluzione d’ottobre in «Reds», e qualche anno più tardi grazie al Circolo del Cinema scoprii le fantasmagorie di Peter Greenaway.

Poi l’Adria, che si raggiungeva scendendo varie rampe di scale nelle viscere di piazza Vittoria (chissà cosa c’è adesso?). E l’Astra, naturalmente, che fece da cornice a «The Wall» dei Pink Floyd. Si entrava con quattromila lire, due euro di oggi, e sul bancone del botteghino si contavano le monetine per arrivare alla somma esatta. I cinema si riempivano tutti i pomeriggi. Per «Titanic» rischiai di finire schiacciata nella ressa davanti al Crocera. Ma per Leo DiCaprio questo ed altro...

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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