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Un episodio all’esterno di un bar, e una reazione collettiva e che avrà meno conseguenze di quel che meriterebbe

Annalisa Strada

Commentatrice

Fuori da un bar
Fuori da un bar

Luciana è una donna che si apprezza perché ha la capacità di tradurre i propri pensieri in parole coerenti e, cosa ancora migliore, sa dare voce alle proprie emozioni. Per esempio, quando è arrabbiata strepita, poi si ferma e ti spiega perché ha strepitato e pianifica ciò che farà dopo. In un certo senso, può persino fare un po’ di paura.

Un paio di settimane fa, si è ritrovata suo malgrado protagonista di una situazione incresciosa. Si trovava in vacanza in una località di quelle che già a metà primavera, complici le temperature alte, sono piene di gente che la sera si svaga per le vie. E qualcuno si svaga troppo. Quindi succede che Luciana passa in una viuzza su cui si affaccia un bar. A uno dei tavolini, in piedi accanto a uno sgabello, sta un uomo male in arnese ed evidentemente ubriaco, lacrimoso e assorto davanti all’ennesimo bicchiere.

Lo supera. Subito dopo sente un fracasso e delle risate e due ragazzi che si battono le mani sulle spalle. Le basta girarsi per capire che cosa è accaduto: uno dei due ha dato una spinta all’ubriaco, che è caduto a terra e ha trascinato con sé tavolino, sgabello e boccali. La scena si cristallizza in una manciata di secondi di agghiacciante indifferenza. Sembra che nessuno abbia avuto voglia di vedere, Luciana inclusa. L’immobilità va in frantumi quando un uomo a due passi di distanza grida: «Bravi, eh!» con tono di rimprovero.

I due che hanno dato lo spintone smettono di ridere e si fanno seri, pronti a reagire. A quel punto si alza un’altra voce maschile e Luciana, irresistibilmente, si accoda. Qualcuno aiuta la vittima a rialzarsi e i due ragazzi se ne vanno facendo ovvi gestacci e l’altrettanto scontata scia di imprecazioni, bestemmie e improperi. Finisce lì, anche se a tutti gli effetti resta un fattaccio, contenuto da una reazione collettiva e che avrà meno conseguenze di quel che meriterebbe.

Luciana ci rimugina su da quando è accaduto. Il suo cruccio è: perché non sono intervenuta prima? Attenzione, sarebbe sbagliato immaginarla come una che desidera appuntarsi al petto la medaglia per la reazione più rapida. La sua perplessità è: sarei rimasta nel mio codardo silenzio se qualcuno non si fosse fatto avanti? E che cosa ho aggiunto a quanto già fatto: non ho scattato foto, non ho aiutato quell’uomo a rimettersi in piedi… perché si è accodata solo quando il varco era già aperto? Luciana è di sicuro una che si fa mille scrupoli ma sarebbe bello se tutti noi, almeno ogni tanto, ce ne ponessimo un paio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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