Opinioni

Alcuni risentimenti possono essere utili

Il formatore Silvestro riesce a trasformare un’esperienza negativa della sua vita nell’ago della propria bussola
Annalisa Strada
Il bancone di un bar
Il bancone di un bar

Silvestro fa il formatore e, quando l’ho visto in azione, mi si sono susseguite in mente una serie di considerazioni. La prima riguardava la strategia, la seconda la pazienza, la terza la resistenza alla provocazione. Competenze che, probabilmente, prese singolarmente e sommate, servono per fare bene il suo mestiere. Incuriosita, mi sono fatta raccontare come fosse arrivato a decidere di fare quel lavoro. Così mi ha raccontato la sua storia.

È nato e cresciuto in un paese molto piccolo, di quelli dove le certezze erano il progressivo spopolamento, il ritardo con cui arrivano le novità e la supponenza con cui ti giudica chi vive in un altro contesto. Silvestro e i suoi amici sono appena adolescenti e iniziano a uscire da soli per andare in piazza al locale di Vito, un vecchio «oste».

Hanno appena preso confidenza con il posto quando la gestione passa a «uno di fuori», che rinnova il bar e introduce nuove regole: non si può giocare a carte, i tavolini all’aperto vanno lasciati liberi in tempi ragionevoli, non si fa credito. Tutto ragionevole, a parte la frase che accompagna quelle nuove disposizioni: «Ve lo spiego io come si fa».

Alla terza volta che se lo sentono ripetere, Silvestro e i suoi amici decretano che non metteranno più piede lì dentro. Niente crea ostilità quanto il tentativo di farti sentire straniero in casa tua, di definirti inadeguato e di esercitare un potere da una posizione di superiorità di cui non capisci il fondamento. «Se fossimo stati più grandi, probabilmente l’avremmo presa diversamente; se avessimo conosciuto un po’ più di mondo non ci saremmo infuriati tanto ma, soprattutto, se ci fosse stato detto in un’altra maniera non avremmo perso un luogo di ritrovo» ricorda Silvestro.

Quell’esperienza gli è evidentemente rimasta impressa abbastanza da condizionare le scelte successive: «Ripenso a come mi sono sentito da ragazzo ogni volta che mi viene la tentazione di interrompere l’interlocutore e tacitarlo perché sta parlando a vanvera. Se voglio che cambi idea, devo dargli gli strumenti per farlo» mi ha spiegato Silvestro.

Ovvio che lui non sia un essere imperturbabile e nemmeno infallibile, però ammiro enormemente chi riesce a prendere un’esperienza pessima e a trasformarla nell’ago della propria bussola. Impossibile escludere che, senza l’impatto con un barista innovatore, magari Silvestro avrebbe intrapreso chissà quale altra vita... però è una fortuna per chi lo incontra. Niente male, no?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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