Opinioni

La scuola formi cittadini, non soltanto professionisti

Nelle aule scolastiche si può ambire ancora a formare persone che sappiano esprimere in ciò che sono un’umanità non appiattita su logiche produttive o utilitaristiche
Luciano Pace
Un alunno a scuola - © www.giornaledibrescia.it
Un alunno a scuola - © www.giornaledibrescia.it

In questi giorni la nostra Chiesa locale celebra il Giubileo della scuola, occasione che invita dirigenti, insegnanti, genitori, studenti e personale amministrativo a riflettere sulla speranza legata a questa istituzione. Di per sé, già la sola esistenza della scuola è segno di speranza per una comunità civile: educare significa investire sul futuro, confidando che le nuove generazioni sappiano far tesoro degli insegnamenti ricevuti fra i banchi.

Se, poi, ci si ferma a riflettere con più attenzione, il significato della scuola come segno di speranza può essere inteso in modi diversi, a seconda di come si considera l’istruzione in quanto percorso di crescita e orientamento alla vita adulta. Oggi pare prevalga l’idea di una scuola dedita soprattutto a formare lavoratori competenti, capaci di individuare la professione più adatta e soddisfacente. Molte attività scolastiche sono, infatti, pensate quasi esclusivamente in funzione dell’orientamento professionale.

Pur riconoscendone l’importanza, ridurre la speranza educativa scolastica al solo ambito dell’avviamento al lavoro è limitante. L’istruzione, in quanto forma specifica di educazione, infatti, esiste perché l’uomo diventi più umano di com’è alla nascita. Questo processo di crescita e di ridefinizione dell’umano non si esaurisce solo nell’apprendimento di un mestiere. Non a caso, a parità di competenza, giudichiamo in modo diverso un lavoratore onesto da uno disonesto: ciò che conta non è solo ciò che egli tecnicamente sa fare, ma che tipo di umanità si mostra in lui mentre lo fa.

Per questo, crescere in umanità è un processo più ampio dello sviluppo di abilità tecnico pratiche. La scuola, se intesa come luogo di formazione integrale della persona, alimenta una speranza che va oltre il semplice addestramento professionale. Perciò stesso, a scuola si impara per lo più studiando. Studiare significa, infatti, formare la propria personalità attraverso l’amore per la conoscenza, che non è solo accumulo di nozioni, ma esercizio di precisione, di umiltà, di riconoscimento dei propri errori e di impegno nell’accettare la fatica di emendarli. Allo stesso tempo, è anche scoperta della bellezza e della ricchezza che ogni disciplina custodisce.

La scuola, come promotrice di processi di umanizzazione, è l’ambiente in cui gli insegnanti invitano a coltivare l’amore verso la cultura in ogni sua forma, nella speranza che i tesori di sapienza e di bontà in essa custoditi possano far risvegliare e alimentare negli studenti il desiderio di vivere in maniera più consapevole, responsabile e fraterna. Così, nelle aule scolastiche, si può ambire ancora a formare uomini e cittadini che, al di là della loro futura professione, sappiano esprimere in ciò che sono un’umanità non appiattita su logiche produttive o utilitaristiche, ma capace di generosa intelligenza e coraggiosa solidarietà, con uno stile di relazione non calcolato solo in termini di profitto.

La speranza connessa a tale ambizione è quella che è stata celebrata durante il Giubileo delle scuole bresciane. L’auspicio, per l’inizio di questo nuovo anno scolastico, è che questa luce di speranza umana si diffonda in ogni aula grazie, in particolare, alla passione e alle generosità di cui tanti insegnanti sono ancora testimoni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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