Opinioni

Tra Russia e Ucraina la difficile via alla pace

In questo momento si è in stallo e sta tornando a riaffacciarsi il tema di un possibile cessate il fuoco, anche considerando che siamo di fronte a un paradosso: nessuno dei due Paesi pare poter vincere sul campo
Giovanni Cadioli

Giovanni Cadioli

Editorialista

Vladimir Putin durante le celebrazioni del giorno della Vittoria in Russia - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Vladimir Putin durante le celebrazioni del giorno della Vittoria in Russia - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

L’offensiva russa in Ucraina è in stallo. La grande spallata nel Donbas, annunciata per mesi da Mosca, non si è verificata. Al contrario, nelle ultime settimane l’esercito ucraino è riuscito a recuperare terreno in alcuni settori del fronte orientale e meridionale, rallentando ulteriormente un’avanzata russa che già da mesi si misurava in pochi chilometri conquistati al prezzo di perdite enormi, non certo in sfondamenti decisivi.

È dentro questo quadro che torna a riaffacciarsi il tema di un possibile cessate il fuoco. A spingere in questa direzione è certamente il clima internazionale delle ultime settimane, segnato dalla tregua che ha interrotto le ostilità tra Iran e blocco israelo-americano. Ma pesano anche le dichiarazioni dello stesso Vladimir Putin durante il Giorno della Vittoria del 9 maggio, data simbolicamente centrale per il potere russo perché celebra la vittoria sovietica sul nazismo nella Seconda guerra mondiale e rappresenta il principale rito politico e patriottico del Cremlino. Proprio in quell’occasione Putin ha dichiarato che la guerra in Ucraina starebbe «arrivando alla fine», aprendo anche alla possibilità di negoziati con l’Europa.

La ragione è semplice: nessuno dei due contendenti appare oggi in grado di vincere sul campo. La Russia continua a soffrire perdite spaventose in uomini e mezzi. Il dissenso interno, pur represso, cresce lentamente. E soprattutto il Cremlino non prende nemmeno in considerazione una mobilitazione generale di milioni di uomini: una scelta che rischierebbe di provocare tensioni sociali tali da mettere in discussione la stabilità stessa del regime putiniano. L’economia russa continua a reggere grazie alla spesa militare, alle esportazioni energetiche e all’adattamento alle sanzioni, ma dopo quasi quattro anni e mezzo di guerra la stanchezza è evidente.

Anche l’Ucraina, però, è esausta. Sostituire le perdite al fronte diventa sempre più difficile. Crescono le tensioni interne attorno alla leva obbligatoria e ai metodi spesso brutali delle squadre di reclutamento. Le immagini recenti di soldati ucraini estremamente denutriti hanno restituito la fotografia di un esercito che resta in grado di resistere e di contrattaccare localmente, ma che appare lontanissimo dalla possibilità di «vincere la guerra» militarmente.

Volodymyr Zelensky - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Volodymyr Zelensky - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La stanchezza si sente anche in Europa. I recenti aiuti da circa 90 miliardi di euro a Kiev – finanziati tramite nuovo debito comune europeo, sostenuto in parte dagli interessi maturati sui beni russi congelati – non coprono nemmeno il fabbisogno ucraino per i prossimi due anni. Intanto l’economia europea affronta i nuovi costi energetici provocati dall’aggressione israelo-americana all’Iran, dentro una fase di crescita già quasi impercettibile.

Ecco perché si torna a parlare di un possibile dialogo diretto tra Europa e Russia. Ma le prospettive restano limitate. Lo dimostra la proposta avanzata da Mosca di coinvolgere Gerhard Schröder come interlocutore europeo: l’ex cancelliere tedesco è da anni legato economicamente e politicamente agli interessi energetici russi ed è considerato in gran parte d’Europa una figura apertamente vicina al Cremlino.

Il paradosso è evidente. Né Russia né Ucraina possono vincere sul campo. L’Europa avrebbe tutto da guadagnare da un cessate il fuoco, inclusa la possibilità di stabilizzare - e potenzialmente aumentare - flussi energetici russi che, nonostante sanzioni e retorica politica, non sono mai stati completamente interrotti. Ma la strada diplomatica resta in salita. Anche perché gli Stati Uniti hanno ormai abdicato a qualsiasi ruolo di negoziatore equilibrato e da oltre un anno e mezzo sono diventati uno dei principali fattori di ulteriore destabilizzazione internazionale.

Giovanni Cadioli, dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali, Università di Padova

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Genius. 100 idee per essere feliciGenius. 100 idee per essere felici

Spunti e suggerimenti pratici ispirati a filosofi antichi e studiosi contemporanei.

SCOPRI DI PIÙ
Il tuo quotidiano ti segue ovunque, anche in vacanza.Il tuo quotidiano ti segue ovunque, anche in vacanza.

Con GDB replica + Tablet hai il Giornale di Brescia sempre con te, anche lontano da casa.

SCOPRI DI PIÙ
SponsorizzatoIl tuo quotidiano ti segue ovunque, anche in vacanzaIl tuo quotidiano ti segue ovunque, anche in vacanza

Con GdB Replica + Tablet hai l’edizione digitale del Giornale di Brescia e un tablet Samsung Galaxy o Apple iPad incluso. Una formula a noleggio comoda e senza pensieri per restare sempre aggiornati.