Opinioni

Ripensando all’ultima Giornata della Memoria

La Giornata della Memoria si confronta con le tensioni del presente, dal conflitto a Gaza al rischio di strumentalizzazioni politiche
Il monumento commemorativo in piazza Cremona a Brescia © www.giornaledibrescia.it
Il monumento commemorativo in piazza Cremona a Brescia © www.giornaledibrescia.it
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Quest’anno la ricorrenza della Giornata del Memoria si è caricata di molteplici significati, ma pure si è trovata investita da interrogativi sui quali non è possibile glissare. Vale innanzitutto tornare alla legge istitutiva, al suo spirito e alla sua lettera. Essi rimandano ad una sanzione inappellabile nei confronti del nazifascismo evocando le sue vittime e la sua macchina di morte: ebrei, oppositori politici, rom e sinti, slavi e polacchi, prigionieri di guerra, testimoni di Geova, disabili, omosessuali, soggetti «asociali». Dunque un solenne appello ad un principio universalistico, quello della dignità di ogni essere umano.

Una sfida cui non ci si può sottrarre, solo a considerare i crimini consumati ogni giorno nel tempo presente, nel corso di conflitti armati o di repressioni sanguinarie come nel caso dell’Iran. Ma altri numerosi esempi si potrebbero citare e dalle molteplici tipologie. Inutile però girarci attorno: è quanto avvenuto in Palestina e a Gaza – che si tratti di crimini di guerra, contro l’umanità o persino di genocidio consumato da Netanyahu e dal Governo israeliano – a problematizzare l’enormità della Shoah, a chiamare in causa la sua stessa unicità nella sua valenza universalistica, «metafisica».

La Giornata della Memoria è stata così caricata di tensioni delle quali sino a prima di Gaza è stata esente.

La semplificazione accusatoria da parte di taluni settori della Sinistra è, oltre che fuorviante, molto pericolosa, in quanto contiene i germi dell’antisemitismo, una malattia della quale le stesse democrazie faticano a liberarsi: gli ebrei, le vittime di ieri, sarebbero i carnefici di oggi. Alla base una generalizzazione della colpa, una indistinzione delle responsabilità imputate ad un intero popolo, anziché al suo Governo. E sottotraccia, ma di fatto operante, la critica ad Israele non solo per ciò che fa – il massacro dei palestinesi, identificati in toto con Hamas –, ma per ciò che è, vale a dire uno Stato legittimo, che ha diritto alla propria sicurezza, così come è legittimo il diritto dei palestinesi ad un proprio Stato indipendente, riconosciuto a livello internazionale.

Sul versante della Destra, speculare e foriera di conseguenze discriminatorie è la diffusa consuetudine volta a screditare chiunque alzi la propria voce per denunciare gli orrori perpetrati dal Governo israeliano, sollevando l’accusa di antisemitismo e di negazione di un’intera storia. Certa Destra indubbiamente tenta così di offuscare le proprie ascendenze e di ripulirsi la coscienza senza fare sino in fondo i conti con il proprio passato che annovera le leggi razziste del 1938 seguite alla campagna di odio iniziata con l’aggressione all’Etiopia e molto più che una semplice subalternità al nazismo. Dunque Gaza rischia di mettere in ombra la Shoah, per cui la stessa Giornata della Memoria ha corso il pericolo in più di un caso di trasformarsi in una contesa la cui posta in gioco non è consistita nel rendere giustizia alle vittime del nazismo, ma nel giudizio su Israele, sugli ebrei e sull’ebraismo.

Persone in attesa di cibo a Gaza - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Persone in attesa di cibo a Gaza - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Come ha osservato Luigi Manconi, mettendo in guardia da una logora retorica e da una ritualità consolatoria, «una attualizzazione troppo bruciante della ricorrenza non produce quella diffusione del senso profondo di Auschwitz che sarebbe auspicabile, bensì la sua svalorizzazione». Ancora una considerazione. La Giornata della Memoria non è solo un appuntamento evocativo del passato, ma una domanda sul presente e un monito per il domani. Una sorta di rovesciamento dello sguardo: è ciò che è avvenuto che interpella i nostri giorni, in cui razzismo e intolleranza sono aumentati a dismisura persino là dove le politiche della memoria sono state implementate con indubbio impegno. Il che significa che l’equazione «per non dimenticare = mai più» risulta illusoria e semplicistica.

Dunque produrre memoria, sottrarre all’oblio, proporre una narrazione volta a fare i conti col passato attraverso la ricerca storica, a promuovere un ethos civile, è certamente necessario, ma è compito della politica agire concretamente affinché quel passato finalmente passi. Una Giornata della Memoria, dunque, non solo come riprovazione morale degli orrori di ieri, ma come riflessione critica sulle ingiustizie che mortificano il nostro attuale vissuto: una memoria riparatrice, ma anche una memoria progettuale.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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